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A un anno dal Data Act: accesso concesso, concorrenza negata

Un’ampia coalizione di associazioni, tra cui Tyres Europe, in rappresentanza di consumatori, operatori dell’automotive e fornitori di servizi di mobilità ha accolto con favore la pubblicazione dell’ultimo Connected Vehicle Field Test di CARUSO, che valuta lo stato di attuazione del Data Act dell’Unione Europea su 29 grandi gruppi automobilistici.

I risultati confermano che il Data Act ha fissato principi fondamentali per l’accesso ai dati generati dai veicoli, spingendo per la prima volta diversi costruttori ad affrontare la questione. Tuttavia, a un anno dalla sua applicazione, il quadro normativo si rivela ancora insufficiente, da solo, per consentire la nascita di un mercato realmente competitivo e innovativo per i servizi di mobilità connessa.

L’indagine, condotta su 15 casi pratici intervenuti presso 28 gruppi di costruttori di veicoli, conclude in modo inequivocabile che, sebbene l’accesso ai dati dei veicoli sia migliorato, mancano tuttora i presupposti per servizi scalabili, competitivi e autenticamente multimarca. L’accesso resta frammentato, disomogeneo e spesso impraticabile dal punto di vista commerciale o tecnico sull’intero parco circolante. La mancata apertura verso i soggetti terzi e le marcate disparità in termini di perimetro, qualità e copertura dei dati — unite a condizioni commerciali restrittive — continuano a compromettere la sostenibilità economica dei servizi innovativi. Il report evidenzia soprattutto come lo sviluppo di soluzioni realmente multimarca rimanga irraggiungibile con le attuali modalità di accesso, impedendo a consumatori e imprese di cogliere appieno le opportunità della mobilità connessa.

I dati raccolti indicano che, per molti costruttori, l’adeguamento si è trasformato in un mero esercizio formale di conformità (compliance), anziché in un reale impegno ad aprire il mercato. I fornitori indipendenti continuano a scontrarsi con set di dati limitati, clausole contrattuali penalizzanti, processi di approvazione manuali, meccanismi di consenso proprietari e soluzioni tecniche eterogenee. Pur rispettando formalmente i requisiti generali del Data Act, tali pratiche sono incompatibili con l’accesso automatizzato e in tempo reale indispensabile per i moderni servizi digitali.

«Lo studio di CARUSO – si legge – dimostra che la conformità a una normativa orizzontale come il Data Act non genera automaticamente un mercato competitivo nei servizi automotive e di mobilità. Molti costruttori oggi consentono l’accesso previsto dalla legge, eppure lo sviluppo di servizi multimarca scalabili rimane un traguardo lontano. La vera sfida per l’Europa non è soltanto sancire diritti di accesso, ma fare in modo che si traducano concretamente in concorrenza e innovazione sul mercato.»

Il rapporto sottolinea inoltre l’importanza cruciale di una vigilanza rigorosa: i costruttori reagiscono con maggiore tempestività laddove le autorità nazionali indagano attivamente sui reclami e applicano gli strumenti sanzionatori disponibili. Senza un’azione di enforcement uniforme, armonizzata e proattiva in tutta l’UE, i diritti stabiliti dal Data Act rischiano di rimanere lettera morta per una quota rilevante del parco veicoli europeo.

Alla luce di queste evidenze, la coalizione chiede alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri di:

  • Garantire un’applicazione rigorosa e uniforme del Data Act in tutti gli Stati membri;
  • Fornire linee guida chiare in materia di compensazione economica equa, ragionevole e commisurata ai costi effettivi;
  • Sfruttare le imminenti revisioni normative per rafforzare, anziché depotenziare, l’efficacia della disciplina;
  • Introdurre una legislazione specifica per il settore automotive che definisca condizioni d’accesso condivise, standard di interoperabilità, requisiti tecnici comuni per la trasmissione dei dati e tutele contro comportamenti discriminatori;
  • Assicurare un accesso effettivo non soltanto ai dati grezzi generati dal mezzo, ma anche alle funzioni e risorse di bordo necessarie per sviluppare, scalare ed erogare servizi di mobilità digitale, stimolando la concorrenza leale, la crescita delle imprese e gli investimenti lungo l’intera filiera.

Il quadro delineato da CARUSO lascia poco spazio a dubbi: il Data Act ha rappresentato un primo passo necessario per portare il tema dell’accesso ai dati al centro dell’agenda politica ed economica. Tuttavia, le norme orizzontali non bastano a creare un ecosistema aperto ai servizi multimarca. Senza un controllo stringente e una direttiva settoriale dedicata per l’automotive, l’Europa rischia di mancare l’obiettivo di favorire innovazione, concorrenza leale e reale libertà di scelta per gli utenti finali.

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