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Survey: la visibilità dei dati doganali è contemporaneamente la principale sfida e una delle maggiori opportunità strategiche per le aziende

Un’indagine condotta su circa 150 responsabili europei delle funzioni doganali e di trade compliance evidenzia come qualità e visibilità dei dati stiano diventando il fondamento di compliance, resilienza, intelligenza artificiale e competitività aziendale.

Amsterdam, 18 giugno 2026 – Nuovi requisiti normativi, tensioni commerciali e obblighi legati alla sostenibilità stanno aumentando la complessità del commercio internazionale. Allo stesso tempo, molte aziende non dispongono di dati doganali affidabili, centralizzati e facilmente accessibili per valutare rapidamente i rischi, sfruttare in modo sistematico le opportunità di risparmio sui dazi e accelerare i processi di digitalizzazione. È quanto emerge da una survey realizzata in occasione del primo Customs Support Summit, organizzato da Customs Support Group (CSG), fornitore indipendente europeo di soluzioni per la gestione doganale e il commercio internazionale, tenutosi il 3 giugno 2026 ad Amsterdam.

In vista dell’evento, CSG ha intervistato circa 150 responsabili delle funzioni doganali e della trade compliance di importanti aziende manifatturiere e retail europee per individuare le principali criticità nella gestione doganale. Il 24% degli intervistati ha indicato i continui cambiamenti normativi e la crescente complessità regolatoria come la sfida più rilevante. Al secondo posto si collocano qualità e visibilità dei dati, citate dal 20% del campione. Per molte aziende, questi due aspetti sono strettamente collegati: senza dati affidabili diventa infatti quasi impossibile gestire in modo efficace nuove normative commerciali, sanzioni, requisiti di sostenibilità o obblighi di creazione report. La qualità dei dati rappresenta quindi il presupposto indispensabile per trasformare la complessità normativa in un elemento gestibile.

Cinque dimensioni fondamentali della visibilità dei dati

Le discussioni emerse durante il Summit hanno evidenziato come la scarsa disponibilità e qualità dei dati, l’assenza di strutture informative condivise e il limitato livello di scambio delle informazioni generino frammentazione”, afferma Nicolas Collart, Chief Trade Operations & Compliance Officer di Customs Support Group. “Questo rende molto più difficile, sia per le aziende sia per le autorità doganali, analizzare e gestire i rischi in modo basato sui dati. In un contesto caratterizzato da crescenti barriere commerciali, le imprese hanno quindi bisogno di una visibilità molto più ampia sui propri dati doganali e commerciali.”

Secondo Customs Support Group, la capacità delle aziende di operare efficacemente in ambito doganale dipenderà sempre più dalla possibilità di ottenere visibilità su cinque aree chiave:

  1. visibilità end-to-end lungo l’intera supply chain globale;
  2. visibilità sui dati doganali;
  3. visibilità sui dati provenienti dai broker doganali;
  4. visibilità sui dati finanziari;
  5. visibilità sulle novità normative e sugli sviluppi regolatori futuri.

La crescente complessità non deriva soltanto dall’aumento del numero di norme, ma soprattutto dalla velocità con cui queste evolvono. Le aziende devono oggi integrare nei propri processi e nelle decisioni operative rischi geopolitici, nuove barriere commerciali, requisiti di sostenibilità e obblighi di reporting digitale con tempistiche sempre più rapide.

Intelligenza Artificiale e digitalizzazione dipendono dalla qualità dei dati

La qualità dei dati doganali non rappresenta soltanto una sfida operativa, ma costituisce anche il fondamento della digitalizzazione, dell’automazione e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella supply chain. Prima di poter generare risultati concreti attraverso strumenti digitali o applicazioni di IA, molte aziende devono infatti centralizzare, ripulire e strutturare i propri dati relativi a dogana, prodotti, classificazione tariffaria e origine delle merci.

Secondo Customs Support Group, gli investimenti in una classificazione solida e nei dati anagrafici di origine delle merci sono ancora troppo spesso affrontati in modo non sistematico. Eppure, queste informazioni sono essenziali per standardizzare i processi doganali, migliorare la valutazione dei rischi e rendere realmente scalabili le iniziative di automazione.

Allo stesso tempo, molti responsabili delle funzioni doganali individuano proprio in quest’area una delle maggiori opportunità di creazione di valore. In un sondaggio condotto durante l’evento “Customs Support

Summit 2026”, oltre un terzo dei partecipanti ha indicato la trasformazione digitale e la visibilità dei dati come l’ambito in cui la funzione doganale può generare il maggiore vantaggio competitivo per l’azienda.

Anche la riforma doganale dell’Unione Europea contribuirà ad accelerare questa evoluzione. Attraverso il futuro EU Customs Data Hub, le imprese potranno fornire le informazioni doganali in modo centralizzato e standardizzato, rafforzando ulteriormente il ruolo della qualità dei dati, della standardizzazione e della connettività digitale all’interno del sistema doganale europeo.

Molte aziende non conoscono il proprio potenziale doganale

Il valore economico di dati affidabili emerge in modo particolarmente evidente nell’utilizzo degli accordi di libero scambio. Secondo i dati della DG TRADE presentati durante il Summit, il tasso medio di utilizzo delle preferenze tariffarie previste dagli accordi commerciali dell’Unione Europea è pari al 67%. Ciò significa che circa un terzo dei benefici doganali potenzialmente disponibili rimane inutilizzato.

Anche il sondaggio svolto durante l’evento conferma questa situazione: il 27% dei partecipanti ha dichiarato di non sapere in quale misura la propria azienda sfrutti effettivamente le opportunità di risparmio derivanti dagli accordi preferenziali. Solo il 9% degli intervistati stima di utilizzare oltre il 90% dei benefici disponibili.

I risultati indicano quindi che molte imprese stanno lasciando sul tavolo un significativo potenziale economico, non per l’assenza di accordi commerciali favorevoli, ma per la mancanza di trasparenza sui dati di origine, sulle informazioni dei fornitori e sui dati di prodotto rilevanti ai fini doganali.

Anche la classificazione delle merci continua a rappresentare una delle principali criticità. Nel sondaggio del Summit, nella sezione dedicata ai tre pilastri della compliance doganale – classificazione, origine e valore – circa il 50% dei partecipanti ha identificato la classificazione tariffaria come l’area più problematica.

Le nuove barriere commerciali ampliano il ruolo della funzione doganale

Parallelamente, il perimetro di responsabilità dei team che si occupano di dogana e trade compliance continua ad ampliarsi. Sanzioni economiche, controlli alle esportazioni, misure antidumping e nuovi requisiti ESG come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR) e il Forced Labour Regulation richiedono sempre più una base dati coerente e condivisa lungo l’intera catena del valore.

Di conseguenza, la funzione doganale sta superando il proprio tradizionale ruolo amministrativo per assumere una posizione sempre più strategica all’interno delle organizzazioni. Le attività doganali si stanno progressivamente spostando dal back office ai tavoli decisionali, diventando un elemento chiave per la compliance, la gestione del rischio, la resilienza della supply chain e la crescita del business.

In definitiva, la vera sfida è costruire supply chain più resilienti”, conclude John Wegman, CEO di Customs Support Group. “In un contesto caratterizzato da crescente complessità normativa, tensioni geopolitiche e pressione crescente per sfruttare efficacemente l’intelligenza artificiale, le aziende che riescono a collegare dati, processi e responsabilità sono in grado di individuare i rischi più rapidamente, implementare i cambiamenti normativi con maggiore velocità e rendere le proprie supply chain più resilienti. Per questo la dogana sta diventando una leva strategica fondamentale per la competitività in un contesto commerciale sempre più volatile.”

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