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Tragedia nello stabilimento Linglong di Zrenjanin: morto un operaio di 31 anni

Un grave incidente sul lavoro ha scosso il comparto industriale serbo e la filiera internazionale dei pneumatici. Nella notte di giovedì 18 giugno, un operaio di 31 anni ha perso la vita all’interno del controverso stabilimento produttivo di Linglong Tire situato a Zrenjanin, in Serbia.

La notizia, rimbalzata immediatamente sulla stampa balcanica e internazionale, è stata inizialmente diffusa dal portale d’informazione N1 e dall’agenzia di stampa Tanjug. Secondo le ricostruzioni ufficiali fornite dal Ministero degli Interni serbo (MUP), l’incidente si è verificato intorno alle ore 21:00 nel reparto produttivo della fabbrica. La vittima, identificata dalle autorità giudiziarie con le sole iniziali D.A. (nato nel 1995), era un cittadino locale residente nel vicino villaggio di Bočar. Sul luogo del sinistro sono intervenuti i sanitari, che hanno potuto soltanto constatare il decesso, insieme alla polizia e agli ispettori del lavoro.

A poche ore dall’accaduto, la Procura di Zrenjanin (Osnovno javno tužilaštvo) ha rilasciato una prima dichiarazione ufficiale in merito alle cause della tragedia. Sulla base dei rilievi effettuati dai periti tecnici specializzati in sicurezza sul lavoro, dell’analisi dei filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza interna e dei primi colloqui con i testimoni, la magistratura ha attribuito l’evento a un errore umano. Nella nota si legge infatti che il decesso del giovane operaio sarebbe avvenuto “a causa del mancato rispetto delle regole nel processo di lavoro da parte della vittima stessa”. La Procura ha comunque specificato che l’opinione pubblica verrà aggiornata non appena sarà presa una decisione giudiziaria definitiva sul caso.

Nonostante la tesi della Procura si concentri sulla responsabilità individuale del lavoratore, i media locali hanno evidenziato una forte reazione da parte delle organizzazioni civili e delle forze politiche di opposizione (tra cui il Partito Democratico e la Lega dei Socialdemocratici della Vojvodina).

Intervistata dai microfoni di N1, Tara Rukeci Milivojević, esponente del Forum Sociale di Zrenjanin, ha sollevato dubbi sulla sicurezza dei macchinari: “Da colloqui informali avuti con alcuni operai della fabbrica, abbiamo appreso che in passato si erano già verificati diversi inconvenienti o anomalie proprio su quella specifica tipologia di macchinario. Finché Linglong non rilascerà informazioni ufficiali dettagliate, molte cose rimangono nell’ambito delle speculazioni, ma i lavoratori chiedono risposte”. Le opposizioni hanno firmato un comunicato congiunto puntando il dito contro l’efficacia dei controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro e chiedendo una maggiore trasparenza sulle reali condizioni di sicurezza vigenti nel sito cinese.

I quotidiani serbi Vreme e Nova Ekonomija ricordano che l’impianto Linglong di Zrenjanin non è nuovo alle cronache per via delle condizioni di lavoro e delle tutele sindacali. Già nel settembre del 2023 si era registrato un altro grave incidente, quando un operaio era rimasto mutilato a un orecchio a causa del malfunzionamento di una pressa industriale.

Inoltre, il mega-impianto serbo – centrale nei piani di espansione commerciale di Linglong in Europa – è stato al centro di una dura disputa internazionale alla fine del 2025. Nel dicembre scorso, la US Customs and Border Protection (CBP) ha infatti imposto un blocco doganale (Withhold Release Order) su tutte le spedizioni di pneumatici Linglong provenienti dalla Serbia dirette verso i porti degli Stati Uniti, in seguito a pesanti accuse legate all’impiego di lavoro forzato. Le indagini avevano documentato il presunto sequestro dei passaporti e il mancato pagamento dei salari promessi a centinaia di operai provenienti da Vietnam e India, impiegati nella costruzione e nella gestione del sito.

La scomparsa dell’operaio D.A. riaccende inevitabilmente i riflettori sul delicato equilibrio tra gli ingenti investimenti esteri nel settore dei pneumatici nei Balcani e l’obbligo di garantire standard di sicurezza e diritti del lavoro equiparabili a quelli del resto d’Europa.

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