Deldo: tra dazi e caos geopolitico, rassicuriamo il mercato, i nostri private brand non si toccano
In un momento storico di profonda incertezza per il comparto dei pneumatici, segnato da tensioni geopolitiche e dalle recenti decisioni della Commissione Europea sui dazi anti-dumping, lo stand di Deldo a The Tire Cologne 2026 è diventato un fondamentale punto di approdo per i professionisti del settore. Abbiamo fatto una lunga e approfondita chiacchierata con Tom Van Dyck, Commercial Director del colosso belga della distribuzione, che analizza con lucidità lo stato del mercato, l’impatto reale dei dazi e i piani futuri dell’azienda tra Cambogia, Thailandia e nuove rotte strategiche.
Partiamo dalle sue impressioni su questa edizione della fiera di Colonia. Molti espositori si dicono soddisfatti, qual è il suo punto di vista?
Van Dyck: È una fiera decisamente positiva. C’è movimento, lo stand è sempre attivo ma senza quella ressa caotica che impedisce di lavorare bene. Al di là dei numeri, però, credo che il vero valore quest’anno risieda nel contenuto umano e strategico degli incontri. Da circa un anno l’intero mercato del pneumatico – e più in generale l’economia globale – è immerso in una profonda incertezza, tra guerre e instabilità. Tutti si guardano intorno chiedendosi cosa succederà domani.
Ecco perché trovarsi qui è fondamentale: è il momento perfetto per guardarsi negli occhi e ricostruire fiducia e credibilità. Ai nostri clienti stiamo dicendo in modo molto chiaro: “Nessun timore, ragazzi. Noi siamo qui, siamo solidi e continueremo a lavorare insieme”. Il mercato potrà anche attraversare fasi di leggero caos, aggiustamenti continui, momenti di overstock alternati a carenze di inventario, ma fa parte del gioco. Vedere i clienti stringerti la mano e tranquillizzarsi dopo aver parlato con noi è, al contempo, la parte più importante e la soddisfazione più grande di questa fiera.
Come giudica l’andamento del mercato in questa prima metà del 2026?
Van Dyck: Se dobbiamo essere onesti, l’inizio del 2026 non è stato grandioso; direi che è “okay”. L’andamento è altalenante, cambia molto di mese in mese e da paese a paese. Al momento c’è parecchio prodotto sul mercato e questo ha innescato un po’ di nervosismo.
Molti operatori si aspettavano un aumento generalizzato e lineare dei listini a causa delle forti pressioni sui dazi legati alle importazioni dalla Cina. Si pensava che il calo dell’import cinese avrebbe creato carenze repentine, spingendo i prezzi alle stelle. In parte è successo, ma poi il trend si è nuovamente frammentato, creando disagi in chi deve pianificare gli acquisti.
In questo scenario, qual è il messaggio di Deldo ai propri partner storici?

Van Dyck: La nostra rassicurazione più grande riguarda la stabilità dei nostri storici marchi privati come Imperial, Minerva, Tristar, Fortuna e così via. Abbiamo partner fedeli a questi brand da 10, 15, 20 e addirittura 25 anni. A loro garantiamo che i nostri marchi non si toccano. Certo, la catena di approvvigionamento si sta diversificando: a volte attingeremo direttamente dai nostri magazzini centrali in Europa, altre volte faremo arrivare la merce dalla Cina, dalla Thailandia, dal Marocco o dalla Cambogia. La supply chain è diventata più complessa e dinamica, ma faremo in modo che i nostri clienti ricevano sempre i loro pneumatici.
Impossibile non toccare il tema dell’anti-dumping. Qual è la posizione di Deldo in merito alle indagini e alle tariffe della Commissione Europea?
Van Dyck: Voglio essere chiaro: che la Commissione Europea analizzi i flussi di importazione non è una cosa anomala, e lo avevamo già ribadito lo scorso anno. È persino sorprendente vedere come un’economia centralizzata come quella cinese sia riuscita ad aumentare la propria capacità produttiva e l’export in modo così massiccio e rapido in un lasso di tempo così breve. Una crescita tale da attirare inevitabilmente le attenzioni dell’Europa, per essere onesti. Un’indagine, insomma, era corretta.
Il vero problema, però, e’ stata la modalità di indagine e le conclusioni. La Commissione ha preso decisioni a dir poco singolari, accumulando ritardi e decidendo di indagare a fondo solo due fabbriche: Hankook e Yongsheng. Parliamo di due realtà che non potrebbero essere più diverse. Hankook è evidentemente posizionato molto più in alto, è un brand premium, mentre Yongsheng si colloca su una fascia budget, esattamente come la stragrande maggioranza delle fabbriche che producono pneumatici di prima fascia di prezzo. Il sospetto forte è che la Commissione Europea non conosca nemmeno la differenza tra i segmenti Tier 1, Tier 2 e Tier 3.
Siete stati anche interpellati direttamente durante le indagini, corretto?
Van Dyck: Sì, siamo stati invitati a Bruxelles per esporre la nostra posizione. Abbiamo spiegato ai funzionari che era profondamente scorretto investigare soltanto due aziende, registrare una con un dazio basso e una con un dazio alto e poi fare semplicemente una media matematica da applicare a tutti gli altri produttori. Sapete cosa ci hanno risposto? “Le vostre argomentazioni sono totalmente corrette e logiche. Ma non abbiamo il tempo per fare un’indagine più ampia”.
Trovo che questo sia un vero peccato. Ad oggi i dazi non sono ancora definitivi in via ufficiale, devono essere pubblicati, ma ci aspettiamo che rimangano confermati in quella forbice che va dal 7% al 24%, fino al 44%-45% a seconda dei casi. Alcuni dei nostri brand sono stati colpiti dalla tariffa massima del 45%, ma sopravviveremo anche a questo, abbiamo già delle produzioni alternative fuori dalla Cina, come Thailandia e Cambogia. Alcuni particolari pneumatici, invece, continueranno a essere prodotti in Cina, perché conviene lo stesso.
Un cliente rumeno ieri mi ha detto una cosa divertentissima: “La Commissione Europea è come una macchinetta del caffè difettosa. Tu ci metti i soldi, ma il caffè non esce. Che fai, ti metti a litigare con la macchinetta?”. Ha perfettamente ragione. Non puoi fare la guerra a certe decisioni politiche, devi solo essere più rapido ad adattarti.
Cosa succederà adesso sul mercato? Chi pagherà il conto di queste tariffe?
Van Dyck: Il conto lo pagherà, purtroppo, il consumatore europeo. Prendiamo il mercato italiano, o quello spagnolo e greco: ci sono ancora tantissime vetture che montano calettamenti da 13, 14 o 15 pollici. I produttori di fascia media o premium hanno praticamente azzerato la produzione di queste piccole misure. È un segmento finito per loro. Quindi, l’utente che guida un’utilitaria e ha bisogno di un cambio gomme cosa farà? Pagherà semplicemente il 25% o il 45% in più per i pneumatici cinesi in ingresso.
Lo stesso discorso, paradossalmente, vale per le misure da 19, 20 o 21 pollici e a salire. C’è un gap di prezzo enorme con i premium. Se domani una persona comune è costretta a comprare un 20 pollici Michelin o Continental, rischia il collasso finanziario. Preferirà sempre acquistare un prodotto di fabbricazione asiatica, anche gravato da un dazio del +25%, piuttosto che spendere il doppio o il triplo per un premium.
I grandi produttori premium, inoltre, non hanno alcun interesse a produrre più seconde linee. Continental vuole produrre Continental, non Uniroyal; così come Bridgestone, che spinge sul proprio brand e non su Firestone e Michelin che fa lo stesso, non producendo Kleber, e via dicendo… Il business del budget continuerà, semplicemente a prezzi più elevati.
Il mercato nei prossimi 6-12 mesi sarà un po’ più caotico, ma poi si assesterà. Del resto, negli ultimi sei anni abbiamo vissuto nell’ordine: la pandemia, la crisi dei noli marittimi, il caro carburante e le guerre. Siamo decisamente abituati a convivere con il caos.
Come si sta muovendo Deldo sul fronte del prodotto e della delocalizzazione industriale per mitigare l’effetto dazi?
Van Dyck: Stiamo mostrando ai clienti i frutti dei progetti avviati nei mesi scorsi. Per quanto riguarda il brand Minerva, circa quattro o cinque mesi fa abbiamo avviato una produzione strategica in Thailandia, focalizzandoci per ora sul segmento All Season con volumi ancora selezionati.
La novità più importante riguarda invece Imperial, il nostro altro brand di punta insieme a Minerva. Ad aprile abbiamo fatto partire ufficialmente la produzione in Cambogia. Il grande vantaggio competitivo è che la Cambogia gode di un dazio dello 0%, annullando persino quel 4.5% standard previsto originariamente per le merci cinesi.
Inoltre, stiamo già pianificando un ulteriore sviluppo industriale: per marzo-aprile 2027 è previsto l’avvio della produzione in un altro stabilimento ancora più vicino geograficamente all’Europa.
Può essere più specifico? Qualcuno in fiera ha accennato a investimenti di produttori cinesi direttamente in Europa. Siamo di fronte a un altro di questi casi?
Van Dyck: No, non posso essere più specifico al momento. In generale pero’, se parliamo di fabbriche direttamente nell’Unione Europea, la ritengo una strada impraticabile. Se parliamo di Balcani o paesi extra-UE, come la Serbia, è un altro discorso. Ma investire nei confini dell’Unione Europea oggi è impossibile. Nessuno vuole più lavorare in una fabbrica all’interno dell’UE, così come nessuno vuole un sito produttivo di pneumatici nel proprio giardino, senza considerare i costi dell’energia e della manodopera fuori controllo.
Le pressioni delle associazioni dei produttori europei sulla Commissione non sono nate per creare nuovi posti di lavoro o nuove fabbriche all’interno dell’Unione. L’unico vero obiettivo è far salire i prezzi di mercato per aumentare la redditività dei loro marchi premium e secondari. Lo abbiamo già visto accadere negli Stati Uniti con l’amministrazione Obama: misero i dazi protettivi, ma non è nata una singola fabbrica in più sul suolo americano, anzi, negli anni successivi ci sono state delle chiusure. I posti di lavoro e i nuovi stabilimenti sono sorti in Messico o in Thailandia, rendendo i produttori cinesi strategicamente ancora più forti e flessibili per il futuro a lungo termine. Questo scenario si replicherà, identico, in Europa.
Noi di Deldo, forti della nostra agilità, abbiamo già l’alternativa pronta in Thailandia e Cambogia e continueremo a garantire ai nostri clienti continuità, competitività e partnership d’acciaio. E nel 2027 annunceremo altre novità più vicine all’Europa…


