TPMS, ancora lacune tra il servizio sensori?
Da oltre dieci anni, i sistemi di monitoraggio della pressione dei pneumatici (TPMS) sono obbligatori su tutti i veicoli di nuova immatricolazione di categoria M1. Pertanto, le autovetture sono da tempo obbligate a dotarsi di un sistema che misuri direttamente le deviazioni dalla pressione target dei pneumatici tramite sensori, o di un sistema che rilevi indirettamente tali deviazioni tramite le differenze di velocità delle ruote e avvisi il conducente di conseguenza.
Considerato ciò, si potrebbe supporre che le officine che offrono servizi di assistenza pneumatici abbiano ormai una conoscenza approfondita dell’argomento. Tuttavia, a quanto pare, questo non è ancora il caso universale, come ha appreso la rivista tedesca del nostro gruppo editoriale Neue Reifenzeitung in un’intervista con Matthias Langhals, Direttore Marketing di Bartec Auto ID GmbH, fornitore di soluzioni diagnostiche TPMS. E per quanto riguarda i veicoli commerciali, dove tali sistemi sono obbligatori anche per i veicoli di nuova immatricolazione dalla scorsa estate? Ne abbiamo parlato con Langhals.
Come descriverebbe in generale il livello di conoscenza delle officine di assistenza pneumatici in merito ai TPMS?
In breve: assistiamo ad un quadro eterogeneo. Da un lato, ci sono aziende per le quali il TPMS è parte integrante della routine quotidiana, che sono sempre aggiornate e forniscono ai propri dipendenti la migliore formazione possibile. Dall’altro, ci sono realtà che incontrano notevoli difficoltà nell’utilizzo del TPMS. Le ragioni di ciò risiedono sicuramente, in primo luogo, negli albori del TPMS, quando la legislazione TPMS è stata introdotta nel 2014, quando le conoscenze specialistiche erano insufficienti e la richiesta di formazione eccessiva, e in secondo luogo, nei continui cambiamenti e sviluppi nel campo del TPMS, come i sensori Bluetooth Low Energy.
Ancora oggi, alcune officine faticano a distinguere tra TPMS diretto e indiretto. Ulteriori esempi di incertezza includono le procedure di apprendimento specifiche per ogni veicolo e la corretta programmazione dei sensori universali.
Secondo lei, ci sono differenze a questo proposito tra officine indipendenti e in franchising?
Le officine autorizzate hanno generalmente un chiaro vantaggio quando si tratta di TPMS specifici per ogni marca. In genere lavorano con una gamma definita di veicoli e quindi, in base all’esperienza, hanno maggiore familiarità con i rispettivi processi di apprendimento e le varianti di sensori. Le officine indipendenti di pneumatici e automotive, d’altra parte, devono gestire quotidianamente un’enorme varietà di marche, produttori di sensori e tipologie di veicoli. Ciò significa che necessitano di competenze più ampie, di moderne tecnologie diagnostiche multimarca e, soprattutto, di un continuo aggiornamento professionale. Laddove queste condizioni siano soddisfatte, le officine indipendenti operano spesso in modo molto professionale e persino più flessibile rispetto alle officine autorizzate.
E che dire delle aziende di veicoli commerciali, ovvero del tema relativamente “nuovo” dei sistemi TPMS per camion e autobus?
Attualmente riscontriamo un enorme bisogno di formazione in questo settore. Le officine che si sono occupate solo di sistemi TPMS su autovetture si renderanno presto conto che il settore dei veicoli commerciali è significativamente più complesso. E le officine che hanno avuto poca o nessuna esperienza precedente con i sistemi TPMS dovrebbero acquisire le conoscenze necessarie il prima possibile.
Innanzitutto, bisogna affrontare le basi assolute: come si legge un sensore? Cosa mi dicono i dati letti? Come si programmano i sensori? Come si montano il sensore e le ruote con il TPMS? Successivamente bisogna affrontare il tema del rischio di danneggiare il sensore durante la rimozione. Un esempio è il posizionamento del sensore per pneumatici gemellati. In questo caso, è fondamentale posizionare i sensori a 180 gradi l’uno dall’altro durante il montaggio degli pneumatici per evitare che gli strumenti diagnostici leggano accidentalmente il sensore sbagliato o ne rilevino due contemporaneamente, attivando così un messaggio di errore.
Inoltre, è importante sapere che diversi veicoli commerciali richiedono procedure di apprendimento che non possono essere eseguite utilizzando uno strumento diagnostico TPMS aftermarket, né ora né probabilmente in futuro. Pertanto, la gestione sicura dei sensori universali è essenziale quando si lavora con questi veicoli.
Cosa consiglierebbe in generale alle aziende di assistenza pneumatici in merito al TPMS, dal suo punto di vista attuale?
A mio parere, investire in corsi di formazione pratica vale la pena, indipendentemente dal fatto che si tratti di formazione di base o di aggiornamento delle conoscenze fondamentali e specialistiche esistenti. Il TPMS è ormai parte integrante dell’attività di assistenza pneumatici e la competenza non si acquisisce con un utilizzo occasionale. Pertanto, le aziende dovrebbero investire regolarmente in formazione continua e trasmettere attivamente queste conoscenze a tutti i dipendenti.
Un secondo punto chiave è l’utilizzo di apparecchiature diagnostiche idonee e ad alte prestazioni, dotate di software aggiornati e di un supporto affidabile per i veicoli multimarca. La tecnologia è in continua evoluzione e, senza apparecchiature aggiornate, si perde tempo prezioso, si verificano errori e si sostengono costi inutili. Inoltre, come nel settore dei veicoli commerciali, consiglio l’uso dei sensori universali. Chi è esperto nella loro programmazione può lavorare con maggiore flessibilità e reagire più rapidamente quando non è disponibile un sensore specifico per il veicolo. In breve: chi investe in formazione, tecnologia ed esperienza pratica beneficia di processi più efficienti, meno reclami e un’immagine professionale nei confronti dei clienti.


