Bridgestone Spagna conferma la cassa integrazione senza accordo sindacale
Bridgestone ha presentato la proposta finale delle condizioni dell’ERTE, annunciata l’11 novembre, che prevede una riduzione dei giorni di fermo nello stabilimento di Burgos, rispetto alle ultime proposte, ma che sarà applicata senza l’accordo con i sindacati.
Il periodo di consultazione con i sindacati, infatti, si è concluso martedì 5 dicembre e, ad eccezione del sostegno del CCOO, i sindacati SITB, BUB e UGT si sono espressi contro il provvedimento, ritenendo che le motivazioni di Bridgestone per proporre la cassa integrazione non siano dimostrate, ma nemmeno “adeguate ed eque“.
Il piano di ERTE (Expediente de Regulación Temporal de Empleo) riguarderà 2.666 lavoratori dei quattro stabilimenti di Basauri e Usansolo in Bizkaia, Puente de San Miguel in Cantabria e Burgos. La prima proposta prevedeva invece circa 2.800 dipendenti coinvolti, ma secondo il sindacato UGT la riduzione riguarda i pensionati parziali.
Il sindacato ha sottolineato che “più che una trattativa si è trattato di un’imposizione, in cui non è stato preso in considerazione nessuno dei contributi apportati da UGT”, e teme che per il 2024 si prospettino dei licenziamenti. In effetti, nella relazione tecnica di Bridgestone, si legge che “l’azienda sottolinea la necessità di poter avere mano libera per licenziare l’anno prossimo, se la situazione non dovesse migliorare”.
Le intenzioni sono dunque espresse chiaramente dal produttore di pneumatici e da qui la bocciatura dell’ERTE da parte dei sindacati. In particolare, il Sindacato indipendente dei lavoratori di Bridgestone (SITB) si rammarica che la forza lavoro stia per “pagare” le conseguenze di una “gestione disastrosa” dell’azienda, sia dal punto di vista organizzativo che negoziale.
Per quanto riguarda i giorni di fermo, nello stabilimento di Burgos sono leggermente ridotti: non più il 29, 30 e 31 marzo e il 29 e 30 giugno, ma solo dal 23 dicembre al 3 gennaio.
In termini di condizioni economiche, l’integrazione salariale sarà del 100 per cento per i primi tre giorni dell’impatto nel 2024 su tutte le voci salariali e, da lì, del 70 per cento sulle voci fisse, senza bonus o premi di produzione.
Le condizioni dell’azienda prevedono che le ferie vengano maturate, che venga mantenuto il contributo al piano pensionistico, che vengano esclusi i lavoratori con contratti di agevolazione e che gli over 55 interessati abbiano la garanzia di non avere perdite economiche future.
Diversa la situazione per i dipendenti di Puente de San Miguel, Basauri e Usansolo, che secondo i sindacati, “perderanno un sacco di soldi” perché l’ERTE è previsto per molti giorni.
I tre sindacati vedono, comunque, anche un aspetto positivo nel mancato accordo con l’azienda, in quanto ciò lascia loro ampi spazi di manovra per “difendere” i lavoratori, cosa più difficile quando l’azienda è giuridicamente blindata da un accordo.

