Export della componentistica automotive +38,8% e gomme +34,7%
Nel primo semestre 2021, l’export del settore dei componenti per autoveicoli cresce del 38,8% rispetto a gennaio-giugno 2020, e ammonta a 11,45 miliardi di Euro (l’export italiano di tutte le merci registra, invece, un incremento del 24,2%). Nello stesso periodo, si registra anche un aumento delle importazioni della componentistica (+43%), per un valore di 8,39 miliardi di Euro. La bilancia commerciale mantiene quindi un saldo positivo di 3,06 miliardi di euro a fine giugno, con un avanzo di 1,44 miliardi di euro nel primo trimestre e 1,62 miliardi nel secondo.
Le esportazioni del settore componenti rappresentano il 5,2% di tutto l’export italiano (5,7% al netto dell’energia), mentre le importazioni valgono il 3,4%. Ricordiamo che il 2020, per la componentistica, si era chiuso con l’export a -15,3%, per un valore di 18,37 miliardi di Euro, e con un saldo positivo della bilancia commerciale di 5,48 miliardi di Euro.
“Dopo la significativa flessione a due cifre (-15,3%) del 2020, nel primo semestre 2021 l’export della componentistica italiana torna ad avere segno positivo (+38,8%) – afferma Marco Stella, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA – anche per via del confronto con il pesante calo di gennaio-giugno 2020 (-28%) dovuto ai mesi di lockdown, alle restrizioni imposte dalla pandemia e alle conseguenti interruzioni delle catene di fornitura. Rispetto al primo semestre del 2019, tuttavia, le esportazioni della prima metà dell’anno in corso rimangono stabili (-0,3%), mentre l’import aumenta, in valore, del 4,9%. Nel primo trimestre 2021, i valori complessivi di import ed export sono risultati in crescita del 13,6% e del 10,1% rispettivamente, mentre nel secondo trimestre hanno registrato un aumento dei rispettivi valori del 92% e dell’85%.”
La componentistica automotive conta oltre 2.200 imprese in Italia, per un fatturato di 44,8 miliardi di Euro e 161.465 addetti diretti (compresi gli operatori del ramo della subfornitura). Inoltre, mentre la bilancia commerciale dell’intero settore automotive italiano ha un saldo negativo, guardando alla sola componentistica il saldo è positivo da oltre 20 anni (6,4 miliardi di Euro la media annua dal 2008 al 2020).
La suddivisione dei componenti in macro-classi, vede il comparto delle parti meccaniche (incluso accessori, vetri) totalizzare il 66,4% del valore dell’export con 7,61 miliardi di Euro (+35,8% rispetto al 1°semestre 2020) e un saldo attivo di 3,08 miliardi.
Seguono il comparto dei motori – per un valore di 2,13 miliardi di Euro (+53,1%), che pesa per il 18,6% sul totale esportato della componentistica, con un saldo attivo di 522 milioni di Euro – e il comparto dei componenti elettrici e affini, che registra un aumento del 37,3% sul primo semestre 2020, con un saldo negativo di 237 milioni di Euro, così come pneumatici e articoli in gomma, +34,7% e un saldo negativo di 226 milioni di Euro.
Guardando ai singoli componenti, hanno un saldo positivo significativo le seguenti voci: parti ed accessori destinati al montaggio (+1,03 miliardi), ponti con differenziale (+602 milioni), motori e parti di motore (+522 milioni), freni (+505 milioni), ruote (+169 milioni) e cambi (+140 milioni).

“La ripresa del comparto post-pandemia rappresenta senza dubbio un segnale positivo per tutta la filiera, – continua Stella – ma i numerosi fattori di perturbazione che continuano a condizionare la produzione e il commercio europei e mondiali – dalle difficoltà generate dalla Brexit, alla crisi delle materie prime, in particolare i semiconduttori, e della logistica, a cui si sono recentemente aggiunte anche la possibile ulteriore stretta sulle emissioni di CO2 del ‘Fit for 55’ e la crisi energetica cinese – creano incertezza e sono di ostacolo all’avvio di una vera ripartenza dell’intera filiera produttiva. Secondo alcuni analisti, lo shortage di microchip, ad esempio, provocherà una contrazione della produzione mondiale di autoveicoli almeno fino al 2023. Tra il 2021 e il 2022 si rischia una perdita di 13,5 milioni di vetture in termini di produzione globale (5 milioni di nuove auto nel 2021 e 8,5 milioni nel 2022).
In riferimento alla sfida della transizione energetica, di fronte al rischio di mettere al bando i motori ‘tradizionali’ già al 2035, come proposto dal pacchetto normativo Fit for 55, è essenziale assicurare alla filiera automotive un percorso realisticamente realizzabile e un’attenuazione degli impatti sociali ed occupazionali negativi derivanti da una forte accelerazione verso la decarbonizzazione della mobilità. Sul taglio delle emissioni di CO2, come ANFIA proponiamo di fissare un target del -45% per le autovetture e del -40% per i VCL al 2030 e di prevedere la definizione dei target al 2035 e al 2040 per le autovetture in occasione della revisione del 2028, così da poterne valutare la fattibilità secondo lo stato di avanzamento della rete infrastrutturale e della risposta del mercato e secondo il livello di penetrazione della quota rinnovabile nel mix energetico europeo, passi avanti che ci auguriamo nel frattempo saranno stati fatti grazie all’implementazione degli interventi del PNRR. Intanto, con il Ministero dello Sviluppo Economico, stiamo lavorando alla definizione di un piano strategico di accompagnamento alla transizione che abbia tra i suoi obiettivi anche quello di preservare e migliorare la competitività delle imprese della filiera automotive italiana in questa delicata fase di cambiamento”.
Il dossier completo sull’import-export della componentistica nel 1° semestre 2021 è disponibile sul sito di ANFIA alla sezione: https://www.anfia.it/it/focus-di-approfondimento/italia


