Sentury progetta in Turchia una fabbrica da 7 milioni di pneumatici l’anno
A giugno si era parlato dei Balcani, ma ora sembra che il nuovo stabilimento di Qingdao Sentury Tire sorgerà in Turchia. L’azienda ha pubblicato uno studio di fattibilità, firmato dal consiglio di amministrazione della società il 30 settembre 2026, dove è indicato un investimento complessivo di 272,82 milioni di dollari, interamente autofinanziato dai soci, e un cantiere della durata di 18 mesi. A regime, il sito dovrebbe generare ricavi annui per 204,62 milioni di dollari e un utile netto di 42,11 milioni.
Joint venture con TATKO
Il progetto sarà sviluppato da Sentury (direttamente o tramite società interamente controllate) con una quota del 90,1% e da TATKO Lastik Sanayi ve Ticaret A.Ş. con il restante 9,9%. In valore assoluto, l’impegno di Sentury è di circa 245,81 milioni di dollari, quello di TATKO di circa 27,01 milioni.
Il documento descrive TATKO come uno dei principali operatori indipendenti multimarca di distribuzione e servizi per pneumatici in Turchia, con una rete di vendita e distribuzione estesa a tutto il Paese, canali di export verso Balcani e Asia centrale e capacità logistiche e di stoccaggio consolidate. Secondo lo studio, la partnership consentirà di avviare in parallelo primo equipaggiamento e mercato del ricambio e di ridurre sensibilmente il rischio legato allo sviluppo commerciale.
Prodotto, capacità e organico
Lo stabilimento produrrà pneumatici radiali semi-steel ad alte prestazioni per autovetture e light truck, per 7 milioni di pezzi l’anno. Il posizionamento dichiarato è nel segmento medio-alto, con prodotti ad alte prestazioni e di grande diametro.
Il layout comprende magazzino materie prime, reparto mescole, reparti di produzione, magazzino prodotto finito, centrale di trasformazione elettrica, caldaie e uffici, con spazio riservato a future espansioni di stampi e misure. La sede esatta non è indicata: il progetto parla genericamente di Turchia e rimanda la planimetria alla scelta del terreno.
Per la gestione dell’impianto Sentury intende replicare il modello di fabbrica intelligente già adottato nelle basi di Thailandia e Marocco: sistema MES come centro di controllo, trasporto automatico dei semilavorati con AGV, magazzino automatizzato e ispezione di ogni singolo pneumatico. L’organico previsto è di circa 400 persone, reclutate in prevalenza sul mercato locale, con una quota di personale trasferito dall’azienda. Le materie prime saranno acquistate a livello globale, con priorità all’approvvigionamento locale dove possibile.
Mercato e logistica: Europa, Asia centrale e OE
Il prodotto è destinato soprattutto ai mercati europeo e centroasiatico, sia nel ricambio premium sia nel primo equipaggiamento. Lo studio punta sull’unione doganale tra Turchia e Ue, in vigore per i prodotti industriali dal 1° gennaio 1996 (decisione 1/95 del Consiglio di associazione): i beni in libera pratica in Turchia possono entrare nell’Ue senza dazi con il certificato A.TR. Gli scambi di merci tra Ue e Turchia, ricorda il documento citando la Commissione europea, hanno superato i 200 miliardi di euro nel 2025, con la Turchia quinto partner commerciale dell’Unione.
Sul fronte OE, lo studio richiama i dati dell’associazione dei costruttori turchi OSD: nel 2025 la produzione di veicoli è stata di 1.419.464 unità (+4%), di cui 872.538 autovetture (-4%), con 1.057.920 veicoli esportati (+4%) e un tasso di export di circa il 74,5%. Tra i principali costruttori presenti nel Paese: Ford Otosan (452.000 veicoli), Oyak Renault (387.000), Toyota (210.000), Hyundai (197.000) e Tofaş, incluso il segmento light, (132.000). Il sistema conta circa 1.100 fornitori di componenti, con un tasso di localizzazione tra il 50% e il 70%.
Per la logistica si prevede il trasporto marittimo in container, con i porti di Gemlik, Ambarlı e del golfo di İzmit, e il trasporto su gomma per le destinazioni europee più vicine.
Incentivi: la variabile da chiudere
Un capitolo importante riguarda gli incentivi statali. Lo studio fa riferimento al decreto presidenziale n. 9903 del 30 maggio 2025 sugli aiuti di Stato agli investimenti, che ha sostituito il regime 2012/3305. Il progetto intende richiedere al ministero dell’Industria e della Tecnologia il certificato di incentivo agli investimenti (YTB), che darebbe accesso a esenzione da dazi doganali e Iva sui macchinari, riduzione del 60% dell’imposta sul reddito d’impresa fino a esaurimento dell’importo di contributo riconosciuto, oltre a possibili sostegni su contributi sociali a carico del datore di lavoro e interessi sui finanziamenti. L’aiuto complessivo non dovrebbe superare, di norma, il valore rivalutato degli investimenti fissi.
Il modello finanziario assume un carico fiscale di circa il 15%, indicato dallo stesso documento come ipotesi intermedia. Le agevolazioni su Iva e dazi sono subordinate all’approvazione dello YTB.
Investimenti e conti economici
Dei 272,82 milioni di dollari complessivi, 262,66 milioni sono investimenti di costruzione e 10,16 milioni capitale circolante. Le immobilizzazioni materiali valgono 241,62 milioni: 168,96 milioni per macchinari (64,33% del totale investimenti di costruzione), 65,13 milioni per opere edili, 2,46 milioni per installazione e 5,07 milioni di altre spese. Le immobilizzazioni immateriali pesano 21,04 milioni.
Nel periodo di produzione lo studio stima ricavi medi annui di 204,62 milioni di dollari, Iva esclusa, a fronte di costi totali per 155,07 milioni, che lasciano un utile ante imposte di 49,55 milioni. Dopo imposte per 7,43 milioni, l’utile netto è di 42,11 milioni, pari al 20,58% dei ricavi.
Sul piano della redditività, l’IRR del progetto è del 18,92% prima delle imposte e del 16,59% dopo, mentre il valore attuale netto, calcolato con un tasso del 7%, è di 238,02 milioni ante imposte e di 185,46 milioni post imposte. Il rendimento sul capitale investito è del 18,16% e l’IRR sul capitale proprio del 17,06%. Il recupero dell’investimento, costruzione inclusa, richiede 6,72 anni in termini statici prima delle imposte (7,24 dopo) e 7,99 anni in termini dinamici prima delle imposte (8,85 dopo).
Il punto di pareggio è fissato al 39,75% della capacità installata. A regime, il rapporto di indebitamento è del 17,32%, con un current ratio del 263,48% e un quick ratio del 178,82%.
Rischi e punti ancora aperti
Lo studio indica tre fattori di rischio: le differenze del contesto normativo e commerciale turco; la volatilità dei prezzi delle materie prime, con listini che si adeguano con ritardo; la concorrenza di Bridgestone, Michelin, Goodyear, Continental e Sumitomo Rubber, con un divario di notorietà del marchio che richiederà tempo per essere colmato.
Il documento non precisa invece la località dello stabilimento, la data di avvio dei lavori, i marchi che verranno prodotti né il profilo di crescita della produzione fino ai 7 milioni di pezzi. Il sito turco si affiancherebbe alle basi già operative in Thailandia e Marocco, nell’ambito della strategia di espansione globale denominata “833Plus”.


