Fleet management: solo un’azienda su quattro gestisce da remoto la propria flotta
In Italia soltanto il 27% delle aziende dispone di veicoli pienamente connessi, monitorati e gestiti tramite sistemi telematici e piattaforme digitali, ma l’89% delle organizzazioni ha già introdotto veicoli elettrici BEV o ibridi plug-in all’interno della propria flotta aziendale, secondo i dati dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, presentati ieri al workshop “Drive the Change: Fleet & Mobility Management”.
La ricerca, realizzata in collaborazione con Fleet Magazine e Best Mobility, su un campione di 101 fleet manager e una flotta aggregata di oltre 68.000 veicoli analizza un campione eterogeneo di aziende ed evidenzia come il Fleet Management stia evolvendo rapidamente da semplice gestione operativa a leva strategica per sostenibilità, efficienza e innovazione tecnologica. Infatti, nonostante oggi il 64% dei veicoli aziendali sia ancora legato a fonti di alimentazione tradizionali (benzina, diesel), il 73% delle organizzazioni prevede di aumentare ulteriormente la presenza di veicoli BEV e PHEV entro il prossimo anno. A trainare la spinta verso l’elettrico sono le nuove aliquote sui fringe benefit, (secondo il 70% dei rispondenti), la volontà di ridurre l’impatto ambientale (61%) e la necessità di migliorare l’immagine aziendale (51%).
Il successo della transizione energetica, tuttavia, è vincolato a criticità strutturali e logistiche. Il principale “collo di bottiglia” è rappresentato dall’autonomia limitata delle batterie (55%), aggravato da un’infrastruttura di ricarica pubblica insufficiente (47%) e caratterizzata da una distribuzione territoriale non omogenea (68%). Oltre ai limiti tecnici, pesano barriere economiche e operative: l’incremento dei costi dell’energia (57%) e il costo elevato di acquisto o noleggio delle vetture (37%) si sommano a inefficienze della rete, come tempi di ricarica eccessivi (48%) e la frequente indisponibilità delle colonnine poiché occupate o fuori uso (47%). Queste incertezze, unite alla difficoltà per il 38% dei dipendenti di accedere a punti di ricarica domestici, impongono ai fleet manager una pianificazione logistica e finanziaria decisamente più onerosa rispetto alla gestione tradizionale dei carburanti fossili.
“Il Fleet Management sta attraversando una rivoluzione strutturale che va oltre il rinnovo delle flotte aziendali, spiega Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility. “L’obiettivo è il progressivo abbandono dei motori a combustione interna in favore di soluzioni a zero emissioni. In un contesto dove la tecnologia evolve da semplice supporto a cuore pulsante della strategia aziendale, la vera sfida del futuro sarà costruire un ecosistema efficiente, sicuro e integrato, in cui connettività e Intelligenza Artificiale possono generare valore concreto”.
“Il Fleet Management non è più solo una commodity, ma ha assunto un ruolo sempre più strategico, guidato da esigenze operative, obiettivi di sostenibilità, reputazione aziendale e adeguamento normativo. La transizione energetica – spiega Luca Zucconi, direttore generale di Fleet Magazine – è ormai avviata, anche se il parco auto resta ancora prevalentemente tradizionale. Allo stesso tempo, i dati confermano che il percorso verso l’elettrificazione è frenato da criticità concrete. Ne emerge quindi un contesto in cui i fleet manager sono chiamati a gestire una trasformazione complessa, che richiede investimenti, pianificazione e una maggiore integrazione tra sostenibilità, tecnologia e organizzazione operativa”.
Le funzionalità smart
La connettività sta diventando uno degli elementi centrali nell’evoluzione delle flotte aziendali. Tra le funzionalità smart più diffuse emergono i sistemi ADAS (61%), i sistemi di infotainment (57%), la gestione remota del veicolo, la navigazione aggiornata in tempo reale e i sistemi di manutenzione e gestione guasti (39%).
Le aziende che investono in veicoli connessi lo fanno soprattutto per aumentare la sicurezza dei dipendenti (45%), ottimizzare i consumi di carburante (45%) e sviluppare servizi di manutenzione predittiva (36%). Tuttavia, la semplice raccolta dei dati non coincide ancora con la creazione di valore: ad oggi, solo il 30% delle aziende è in grado di sfruttare le informazioni raccolte nei veicoli in forma grezza o rielaborata.
L’IA
L’Intelligenza Artificiale sta accelerando l’evoluzione del Fleet Management verso modelli sempre più predittivi e data-driven. Oggi il 20% delle aziende ha già introdotto sistemi di AI o li sta valutando per la gestione della flotta, mentre un ulteriore 30% dichiara di essere pronto a investirci nel prossimo biennio. Le principali applicazioni riguardano dashboard di analisi operativa (47%), monitoraggio dei consumi energetici (30%), manutenzione predittiva (28%), ottimizzazione dei percorsi, anomaly detection e sistemi avanzati di prevenzione collisioni.
I rischi
Questo nuovo paradigma gestionale, tuttavia, espone le aziende a rischi digitali senza precedenti, rendendo la cybersecurity il presupposto necessario per ogni progetto di flotta connessa. Il panorama attuale rivela una vulnerabilità diffusa: solo il 5% delle organizzazioni dispone di programmi di sicurezza specifici per il Fleet Management.
Il 12% delle aziende include le auto connesse all’interno dei protocolli generali di cybersecurity previsti per i device aziendali, mentre il 50% dichiara di non avere ancora sistemi di sicurezza dedicati né di prevederne l’introduzione nel breve periodo. Inoltre, un’azienda su quattro (25%) ammette di non avere competenze o conoscenze specifiche sul tema. In questo scenario, la crescente quantità di dati generati dai veicoli rischia di trasformarsi da opportunità strategica a potenziale fattore di vulnerabilità per le imprese.
Gli investimenti futuri
Nei prossimi cinque anni le aziende prevedono di accelerare gli investimenti per rendere il Fleet Management sempre più digitale e sostenibile. Le principali priorità riguardano l’approvvigionamento di nuove tipologie di veicoli (34%), lo sviluppo di servizi IT e tecnologici (33%) e il potenziamento di telematica e connettività (24%).
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