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Jim Ratcliffe, Chairman Ineos, scrive alla Von Der Leyen: serve supporto all’industria chimica europea

Sir Jim Ratcliffe, Chairman del gigante petrolchimico britannico Ineos, ha scritto una lettera a Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, circa le difficoltà del settore. Non è la prima volta che Ratcliffe si esprime su questi temi, anzi. Nel febbraio scorso, ad esempio, “Sir Jim” si era unito ai leader industriali europei al terzo Vertice di Anversa, per lanciare un netto avvertimento ai Capi di Stato dell’UE in vista della riunione del Consiglio Europeo ad Alden Biesen, avvertendo che le condizioni attuali per l’industria chimica europea erano insostenibili senza un intervento immediato.

“Da febbraio 2024, quando ci siamo riuniti per il primo Vertice di Anversa, 101 siti industriali sono stati chiusi, 25 milioni di tonnellate di capacità chimica hanno lasciato l’Europa e oltre 75.000 persone hanno perso il lavoro. Sostituire quegli impianti costerebbe circa 70 miliardi di euro. È una grande perdita per la base industriale europea e per le comunità che ne dipendono. L’Europa non ha ridotto le emissioni, le ha esportate. La produzione si è spostata negli Stati Uniti e in Cina, dove l’intensità di carbonio è molto più alta. Di conseguenza, le emissioni globali sono aumentate di oltre 20 milioni di tonnellate di CO₂. I prezzi dell’energia in Europa rimangono circa quattro volte più alti rispetto agli Stati Uniti. L’aumento dei costi del carbonio e la debole difesa commerciale stanno allontanando gli investimenti. Queste condizioni sono insostenibili per l’industria chimica europea. Gli impianti non chiudono per mancanza di impegno; stanno chiudendo perché l’economia non funziona più” aveva dichiarato al tempo.

Evidentemente il suo appello è stato inascoltato, perchè ora ha deciso di scrivere e pubblicare una lettera diretta alla Presidente della Commissione. Ecco la lettera integrale, prima in italiano e poi in inglese.

Gentile Signora Presidente,

So che Lei è a conoscenza della situazione di forte stress in cui versa attualmente l’industria chimica europea, che si trova in una fase di profonda chiusura. Negli ultimi cinque anni hanno cessato l’attività quasi 200 impianti chimici.

È evidente che si tratta di un settore “critico” per la sicurezza nazionale. L’Europa non può gestire ospedali, sfamare la popolazione o produrre armi senza i nostri prodotti chiave.

Dall’inizio della pandemia di COVID-19 abbiamo assistito a un enorme aumento sia dei costi energetici che delle tasse sul carbonio, ma più recentemente ci troviamo ad affrontare un’ulteriore e ancora più grave minaccia.

La Cina sta sovradimensionando l’intera sua industria chimica, pur essendo pienamente consapevole della sua importanza cruciale per la sicurezza nazionale. Questa capacità produttiva in eccesso (che è considerevole) viene riversata sul mercato europeo a prezzi insostenibili. Il risultato è un’accelerazione del processo di chiusura della nostra industria chimica. La Cina non gode di una superiorità economica nella produzione chimica, quindi è chiaro che, una volta che la nostra industria avrà chiuso, i prezzi aumenteranno rapidamente e i consumatori ne risentiranno. Inoltre, i prodotti chimici fabbricati in Cina hanno un’impronta di carbonio doppia.

L’Europa deve essere protetta dalla concorrenza sleale, preferibilmente con una rapidità che non sia di “lentezza esasperante”. La legge di salvaguardia e/o l’acceleratore industriale attualmente in fase di revisione dovrebbero essere applicati al settore chimico, uno dei più grandi e importanti d’Europa (che impiega un milione di persone).

Il mio secondo punto riguarda il Progetto ONE di Anversa, il primo grande investimento chimico (5 miliardi di euro) in Europa da una generazione. Produce l’etilene con la più bassa impronta di carbonio al mondo, l’elemento fondamentale dell’intera industria chimica. Ha un’impronta di carbonio pari a un terzo di quella degli altri impianti di cracking dell’etilene europei. Genera un enorme valore aggiunto lordo per l’Europa.

Questo è esattamente il tipo di progetto di investimento che l’Europa dovrebbe accogliere e sostenere. Purtroppo, non è stato così. Il Progetto ONE non ha ricevuto alcun finanziamento UE, nonostante i suoi benefici strategici, economici e ambientali. Incredibilmente, è stato considerato non idoneo per il Fondo europeo per l’innovazione.

A marzo di quest’anno, avete annunciato l’ETS Investment Booster, con un budget di 30 miliardi di euro. Affinché l’Europa possa mantenere un’industria chimica vitale, questo nuovo sistema deve essere definito in modo da poter supportare progetti come il nostro, sia nella fase di pianificazione che in quella di esecuzione. L’Europa deve iniziare a fornire all’industria lo stesso tipo di sostegno che i nostri concorrenti globali ricevono dai rispettivi governi.

Cordiali saluti

Sir Jim Ratcliffe
Presidente, INEOS


Dear Madam President

I know that you are aware that the chemical industry in Europe is highly stressed currently and is well into a ‘closure phase’. Approaching 200 chemical plants have closed down during the last five years.

It is clearly a ‘critical industry’ for national security purposes. Europe cannot run hospitals, feed people or build weapons without our key products.

Since COVID we have seen a huge increase in both energy costs and carbon taxes but more recently we have been experiencing a further and even more difficult threat.

China is overbuilding its entire chemical industry, which it fully recognises is a critical ingredient for its national security. This intentional excess capacity (which is considerable) is being ‘dumped’ into our European marketplace at unsustainable prices. The result is an accelerating rate of closure of our chemical industry. China does not have superior economics for chemical manufacture so it is very clear that when our industry has shut down, prices will rise rapidly and consumers will suffer. In addition, chemicals made in China have double the carbon footprint.

Europe must be protected from unfair competition, preferably quicker than at ‘snail’s pace’. The Safeguard and/or Industrial Accelerator Act currently under review should be implemented for chemicals, one of Europe’s largest and most important sectors (employing one million people).

My second point refers to Project One in Antwerp, the first major chemical investment (€5 billion) in Europe for a generation. It produces the lowest carbon footprint ethylene in the world, the essential building block of the entire chemical industry. It has one third of the carbon footprint of other European ethylene crackers. It generates huge GVA for Europe.

This is exactly the type of investment project that Europe should welcome and be supporting. Sadly, this has not been the case. Project ONE has not received any EU funding, despite its strategic, economic, and environmental benefits. Shockingly, it was considered ineligible for the EU Innovation Fund.

In March of this year, you announced the ETS Investment Booster, with a budget of €30 billion. For Europe to maintain a viable chemical industry, this new scheme must be defined so that it can support projects such as ours, both in the planning stage, or in the execution phase. Europe needs to start giving the type of support to industry that our global competitors receive from their governments.

Yours sincerely

Sir Jim Ratcliffe
Chairman, INEOS

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