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Il sistema ETS minaccia la filiera dei pneumatici in Europa: l’allarme di Corning Painter, CEO di Orion

In una lettera aperta contenuta nel bilancio di sostenibilità, il numero uno di uno dei principali produttori di carbon black, il Ceo di Orion Corning Painter, contesta le regole UE: “Ignorano le leggi della chimica e aprono la strada alle importazioni da Cina e India, penalizzando l’economia circolare”.

Il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione Europea (ETS) rischia di accelerare la deindustrializzazione del Vecchio Continente, penalizzando i produttori locali a tutto vantaggio delle importazioni asiatiche e senza portare reali benefici globali all’ambiente. È questo il fulcro dell’analisi firmata da Corning Painter, CEO di Orion, colosso mondiale nella produzione di carbon black, componente essenziale per la mescola e la struttura dei pneumatici, pubblicata nell’ultimo report di sostenibilità aziendale 2025.

Nel suo intervento, Painter esprime forte preoccupazione per la repentina perdita di competitività della manifattura europea rispetto a colossi economici come Stati Uniti, Cina e India. Una deriva che ha già portato alla chiusura o al ridimensionamento di numerosi impianti chimici in Europa, con il solo risultato di “trasferire” le emissioni in altre regioni del mondo anziché ridurle a livello globale.

Il nodo cruciale del carbon black nella filiera tyre

La produzione di carbon black è per sua natura un processo ad altissimo consumo energetico. Di conseguenza, le rigide politiche europee e il progressivo azzeramento delle quote di emissione gratuite colpiscono direttamente i costi di produzione locali. Questo si traduce in uno svantaggio competitivo immediato nei confronti dei produttori di pneumatici e di materie prime extra-UE, i quali spesso beneficiano di sussidi statali, costi del lavoro inferiori e, soprattutto, non devono sostenere i costi dei crediti di carbonio.

“La politica climatica deve riconoscere le realtà della chimica e della manifattura. L’attuale approccio normativo dell’UE rischia semplicemente di far sostituire la produzione europea con importazioni da India e Cina. Questo non aiuta l’ambiente e renderà l’Unione Europea sempre più dipendente dall’estero per materie prime essenziali come il carbon black.”

Corning Painter, CEO di Orion

Le 3 “Verità della Chimica” ignorate dal legislatore europeo

Secondo il CEO di Orion, il principale errore dei funzionari di Bruxelles è lo sviluppo di norme basate su presupposti ideologici o puramente amministrativi, che ignorano tre fondamentali leggi della chimica e della termodinamica:

  1. La CO2 è una molecola a basso contenuto energetico: Convertire l’anidride carbonica in altri prodotti utili (come il metanolo) richiede un apporto massiccio di energia chimica. Se questa energia non proviene interamente da fonti rinnovabili, il processo finirà per generare complessivamente più CO2 di quanta ne recuperi.
  2. Separare la CO2 significa creare ordine, e questo richiede energia: In base al secondo principio della termodinamica, i sistemi tendono naturalmente al disordine (entropia). I fumi di scarico di una fabbrica sono un mix complesso in cui la CO2 è presente in percentuali inferiori al 10%. Isolarla richiede sforzi energetici e impiantistici titanici, che aumentano drasticamente i costi operativi aziendali; un fardello di cui i competitor cinesi e indiani non sono gravati.
  3. Il sistema ETS contrasta con l’economia circolare: Per assurdo, l’attuale impianto normativo dell’ETS non fa alcuna distinzione tra materie prime vergini (fossili) e materie prime circolari o riciclate (come gli oli derivati dal recupero dei PFU – Pneumatici Fuori Uso). Questo vuoto normativo non riconosce gli sforzi ecologici e finisce per scoraggiare gli investimenti nell’innovazione e nel riciclo.

L’impatto finale sul consumatore di pneumatici

Tutti questi sovraccosti industriali sono destinati a ribaltarsi inevitabilmente a valle. Painter sottolinea come il mercato dei consumatori finali sia oggi pesantemente condizionato dalle pressioni economiche e dall’inflazione: la scelta d’acquisto degli pneumatici è guidata in primis dal prezzo, a scapito di caratteristiche qualitative, di durata e di sostenibilità del prodotto. Questo mette i produttori di pneumatici europei sotto una morsa competitiva insostenibile.

Il punto critico: il meccanismo CBAM funzionerà?

Molti osservatori indicano nel CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), la cosiddetta tassa sul carbonio alle frontiere dell’UE, lo scudo protettivo per salvaguardare l’industria chimica e manifatturiera europea. Tuttavia, la leadership di Orion solleva forti dubbi a riguardo, avvertendo che l’efficacia protettiva del CBAM sul carbon black è tutt’altro che garantita e che le aziende europee si trovano già in una situazione di severo svantaggio strutturale.

L’appello per una transizione basata sulla scienza

La conclusione di Orion è un appello alla pragmaticità politica e scientifica. L’auspicio è che le istituzioni europee scelgano un percorso più equilibrato e razionale per la transizione verde della manifattura, basato su incentivi reali all’innovazione e su politiche commerciali giudiziose a difesa del mercato interno, anziché su vincoli punitivi che spingono le aziende e la produzione fuori dai confini comunitari.

Scarica il report di sostenibilità 2025 di Orion

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