Età cronologica e stato d’uso: il rapporto tra marcatura DOT e conservazione del pneumatico
Nell’aftermarket pneumatici, i parametri di deterioramento e invecchiamento degli stessi rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza stradale e l’efficienza. Ce ne ha parlato Assogomma il 28 maggio scorso in occasione dell’edizione annuale dell’evento “Pneumatici sotto controllo”, mirato a fare chiarezza sull’argomento e sulla corretta interpretazione delle caratteristiche di usura. All’interno di questa dinamica, la marcatura statunitense DOT (Department of Transportation) mantiene una sua indiscutibile valenza come indicatore anagrafico ufficiale del prodotto, consentendo, tra le altre cose, di stabilire con precisione la settimana e l’anno di fabbricazione della gomma.
Riconoscere l’importanza del DOT, dunque, è doveroso per garantire la trasparenza e la tracciabilità della filiera, ma ridurlo a unico parametro per decretare la qualità e la sicurezza di un pneumatico costituisce indubbiamente un errore tecnico. L’invecchiamento dei polimeri, infatti, è influenzato da più fattori che presentano in modo incontrovertibile pesi differenti: ad esempio, una gomma con un’età cronologica maggiore (dunque un DOT meno recente) ma conservata secondo gli standard previsti dai costruttori (e il buon senso) offre prestazioni, spazi di frenata e doti di aderenza nettamente superiori rispetto a un pneumatico cronologicamente più “giovane”, che sia stato però esposto a stress ambientali o stoccato in modo inadeguato.
La spiegazione di questa conclusione risiede nella natura stessa dei materiali elastomerici: il decadimento delle proprietà meccaniche e chimiche della mescola non è attivato soltanto dal semplice scorrere del tempo, bensì soprattutto dall’esposizione a catalizzatori ambientali aggressivi. Di conseguenza, le condizioni microclimatiche e fisiche del luogo di stoccaggio spesso superano per importanza il mero dato temporale riportato sul fianco della copertura.
I parametri da considerare

Al fine di preservare il meglio e il più a lungo possibile le caratteristiche d’origine approvate in sede di omologazione, la filiera logistica e i rivenditori specialisti possono operare un controllo costante su quattro parametri cardine:
1) Controllo termico e arieggiamento: La temperatura all’interno dei magazzini rappresenta la variabile più critica e delicata per poter prevenire la degradazione termica. L’ambiente dovrebbe essere mantenuto a una temperatura inferiore ai 25°C, con un intervallo ottimale compreso tra i 10°C e i 20°C: valori costantemente superiori ai 25°C innescano una precoce vulcanizzazione secondaria e la perdita di elasticità strutturale del pneumatico. Al contempo, temperature inferiori allo zero rendono il polimero fragile. Oltre a ciò, sarebbe ideale che i locali dove avviene lo stoccaggio beneficiassero di una ventilazione costante, sebbene priva di correnti d’aria forzate che accelererebbero l’evaporazione degli agenti protettivi anti-ozonanti integrati nella mescola.
2) Umidità e barriere chimiche: Per garantire risultati all’altezza delle aspettative, lo stoccaggio esige ambienti asciutti, stabili su valori di umidità relativa compresi tra il 50% e il 70%, i quali scongiurano il rischio di fenomeni di condensazione superficiale. È altresì fondamentale evitare il posizionamento delle gomme su suolo umido o a contatto diretto con sostanze idrocarburiche, lubrificanti, solventi o acidi, poichè i loro vapori e residui liquidi aggrediscono facilmente la stabilità dei legami chimici della gomma.
3) Schermatura dalle radiazioni luminose e dai raggi UV: Le radiazioni solari e la luce ultravioletta sono responsabili del fenomeno della foto-ossidazione, in grado di alterare la flessibilità dello strato superficiale del battistrada. I magazzini possono dunque ottenere benefici da vetrate schermate, impianti di illuminazione artificiale a basso spettro UV e dalla previsione dell’impiego di coperture protettive realizzate in materiali opachi e chimicamente neutri.
4) Isolamento dall’ozono e dalle sorgenti elettriche: L’ozono troposferico è una delle cause principali della possibile comparsa di micro-fessurazioni indotte sui fianchi. Per questo motivo, all’interno delle aree di stoccaggio è tassativamente vietato l’utilizzo di dispositivi che possano generare scariche elettriche o ionizzazione dell’aria, quali motori elettrici a spazzole, saldatrici, trasformatori o generatori ad alta tensione.
Il Principio di Equivalenza Tecnica (UNI 11061)
A ulteriore conferma di quanto detto, le linee guida ETRTO (European Tyre and Rim Technical Organisation) e la norma nazionale UNI 11061 sanciscono che un pneumatico stoccato nel pieno rispetto dei parametri sopra descritti mantiene inalterate le proprie caratteristiche prestazionali originarie, configurandosi a tutti gli effetti come pari al nuovo per un periodo che si estende fino a tre anni dalla data indicata dal DOT.
Come organizzare uno stoccaggio efficace

Oltre a quanto già evidenziato, la prevenzione dell’invecchiamento precoce del pneumatico impone una precisa “disciplina logistica” nella sua disposizione geometrica e meccanica all’interno dei magazzini. Le modalità di stoccaggio possono variare in modo sostanziale a seconda dello stato del prodotto, richiedendo un approccio differenziato a seconda che si tratti di coperture sfuse e prive di cerchi o, al contrario, di complessi ruota già assemblati e montati su cerchio.
Nel caso delle coperture sfuse, i pneumatici non devono mai essere impilati orizzontalmente né essere appesi, poiché l’assenza del cerchio rigido esporrebbe i fianchi e i talloni d’ancoraggio a sollecitazioni da compressione asimmetriche, rischiando di provocarne lo snervamento o lo schiacciamento definitivo. Questi prodotti vanno disposti in linea su rastrelliere appositamente progettate, avendo cura di mantenerli sollevati dal suolo di almeno 10 centimetri per neutralizzare il rischio di risalita dell’umidità pavimentale. Inoltre, al fine di ridistribuire le tensioni statiche e le forze di gravità che agiscono costantemente sulla struttura della carcassa, sarebbe opportuno effettuare una rotazione periodica del pneumatico di circa 90 gradi, operazione da eseguirsi con cadenza mensile.
Al contrario, la presenza del cerchione modifica radicalmente le dinamiche strutturali. In questa circostanza, lo stoccaggio ottimale può avvenire in modalità orizzontale, disponendo le ruote in pila su bancali o pallet idonei, limitando la sovrapposizione verticale a un massimo consigliato di 4 unità per singola colonna, così da prevenire un eccessivo carico gravitazionale sulla ruota posta alla base. In alternativa, la rigidità strutturale del cerchio offre la possibilità di optare per uno stoccaggio sospeso: le ruote possono essere appese a ganci o rastrelliere dedicate, a condizione che l’ancoraggio avvenga esclusivamente sfruttando il foro centrale del cerchio, annullando di fatto qualsiasi pressione o stress meccanico sulla mescola esterna.
Oltre il DOT
In conclusione, l’orientamento della filiera specializzata e la comunicazione istituzionale verso il consumatore dovrebbero superare l’approccio semplicistico basato sul solo dato anagrafico del DOT. Se quest’ultimo rimane un elemento imprescindibile per il monitoraggio del ciclo di vita “anagrafico” del prodotto, nondimeno è la qualità della conservazione a determinarne il reale valore e la sicurezza su strada.


