Una cosa i produttori di pneumatici la stanno facendo bene: restare se stessi – La riflessione di Daniel Gainza
Riceviamo e pubblichiamo con piacere una stimolante riflessione firmata da Daniel Gainza, professionista che dal 1998 vive e analizza dall’interno le complesse dinamiche del settore dei pneumatici.
Man mano che impariamo a non spaventarci più di nulla —tra guerre, prezzi del diesel ai massimi storici, annunci ricorrenti di perdita di posti di lavoro nel settore automobilistico e generale incertezza sul futuro— alcune delle case auto più emblematiche riescono ancora a farci sussultare.
Sto pensando a Ferrari e alle polemiche che hanno accompagnato la presentazione della nuova Luce. Anche a Porsche, o a Ford, e alle difficoltà che le stanno costringendo a dare una sterzata alla propria strategia. Per non parlare della figuraccia di Jaguar di poco più di un anno fa, dalla quale il marchio non si è ancora ripreso. Oddio, non dico che Ferrari abbia necessariamente sbagliato. Potrebbe aver preso una decisione molto giusta. Non è questo il punto.
Quello che trovo interessante è la natura delle reazioni che questi marchi suscitano. Ogni volta la discussione finisce per ruotare attorno alla stessa domanda: “È ancora una Ferrari?” “È ancora una Jaguar?” “È ancora una Porsche?” In altre parole, non si discute soltanto di prodotti. Si discute di identità. Sì, perché per anni le case automobilistiche hanno inseguito una trasformazione che avrebbe dovuto riportarle al centro dell’innovazione. Per oltre un secolo erano state loro il simbolo stesso del progresso tecnologico. Poi sono arrivate le Big Tech dell’era internet e, nel giro di pochi anni, si sono prese quel ruolo con tutta naturalezza.
L’automobile doveva reagire. Diventare uno smartphone su ruote. Una piattaforma software. Un servizio. Un ecosistema digitale. Quasi che il modo migliore per affrontare il futuro fosse smettere, almeno un po’, di essere un’automobile.
Così però sembra emergere una difficoltà più profonda. La domanda non è più quale tecnologia utilizzerà l’automobile di domani. La domanda è: quale sarà il suo ruolo?
È chiaro che un prodotto come l’auto trascende la sua funzionalità immediata. È sempre stato molto più di un mezzo di trasporto. Per alcuni rappresentava la libertà, per altri soprattutto la sicurezza, o l’estensione della vita in famiglia. Perché no, anche un simbolo di successo professionale. E i diversi marchi hanno soddisfatto questi diversi ruoli.
Ma domani? Che cosa devono costruire, oltre a che faccia da trasporto, una piattaforma digitale? Un taxi personale? Una sorta di sala d’attesa su ruote dove intrattenersi mentre ci si trova tra due posti? Non è una domanda banale.
Nell’accompagnare imprenditori e team di direzione attraverso momenti di trasformazione, mi capita spesso di osservare questo fenomeno: le aziende raramente entrano in difficoltà perché cambiano troppo. Più spesso entrano in difficoltà quando non sanno più distinguere ciò che deve cambiare da ciò che deve rimanere.
Naturalmente, tutto questo ha conseguenze anche per il settore dei pneumatici. I produttori hanno vissuto gli stessi anni di incertezza. Hanno dovuto confrontarsi con l’elettrificazione, la sostenibilità, la digitalizzazione, l’arrivo di nuovi concorrenti asiatici, la riduzione dei volumi OEM e, in molti casi, importanti ristrutturazioni. D’altronde, per decenni sono stati i costruttori automobilistici a guidare gran parte delle tendenze del settore. Quando l’automobile cambia direzione, inevitabilmente anche il pneumatico deve interrogarsi sul proprio futuro.
Eppure, osservandoli oggi, ho l’impressione che questo problema d’identità lo stiano superando piuttosto bene. Forse è merito anche del settore nel suo insieme, a essere onesti. La gomma ha questa proprietà di tenerci attaccati al terreno, coi piedi per terra, quasi che vogliamo o meno.
Il pneumatico è poco indulgente. Lo si può rendere connesso, sostenibile; si possono sviluppare nuovi materiali, nuovi servizi e nuovi modelli di business. Ma alla fine deve comunque fare ciò che ha sempre fatto: sostenere un veicolo, trasmettere forze, garantire sicurezza, comfort ed efficienza.
Probabilmente è proprio per questo che i principali produttori rimangono sorprendentemente riconoscibili, nonostante tutti i cambiamenti e tutte le sfide.
Michelin investe ulteriormente in materiali innovativi, sostenibilità e soluzioni orientate al servizio, come il digital twin universale. Pirelli continua a presidiare il mondo prestige e sviluppare le tecnologie legate al pneumatico connesso. Bridgestone rafforza la propria presenza nei servizi alle flotte e nelle soluzioni per la mobilità professionale. Yokohama approfondisce il controllo dei segmenti più specialistici e genera efficienze con agilità. Continental sta ridefinendo il proprio assetto industriale e tecnologico.
Tante cose sono cambiate, ma non hanno confuso l’innovazione con la necessità di diventare qualcun altro. E questo potrebbe essere un risultato più importante di quanto sembri.
Non perché il mercato abbia smesso di cambiare. Anzi. Ma perché dimostrano una qualità che sta diventando sempre più rara: la capacità di evolversi senza tornare irriconoscibili. Forse quella che oggi in molti chiamano future readiness, essere pronti per il futuro, non è altro che la capacità di trasformarsi senza alienare i propri punti di forza tradizionali, i propri valori e, soprattutto, i propri clienti.
Daniel Gainza
Daniel Gainza è advisor, mentor e manager con oltre vent’anni di esperienza internazionale nei settori dei pneumatici, della mobilità e dei servizi industriali. Attraverso Gainza Srl affianca imprenditori, aziende e team di direzione nello sviluppo strategico, nell’innovazione e nella gestione del cambiamento.
Gainza Consulting and Solutions S.r.l.
www.gainzasolutions.com
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