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MAK a Transpotec: la novità Lead, il 100% made in Italy e le sfide delle materie prime – intervista a Guglielmo Bertolinelli

A due anni dalla prima partecipazione, MAK è tornata a Transpotec con una presenza radicalmente trasformata: uno stand raddoppiato nelle dimensioni, specchio di un brand che si consolida come punto di riferimento irrinunciabile per il settore del trasporto. Nei padiglioni della fiera abbiamo incontrato Guglielmo Bertolinelli, Amministratore Delegato di Mak, con cui abbiamo tracciato il bilancio dei primi mesi dell’anno, analizzato le novità di gamma e approfondito le complesse sfide macroeconomiche che l’industria della ruota si trova ad affrontare in questo 2026.

Partiamo dalla vostra presenza a Transpotec. Uno stand importante che segna anche il debutto ufficiale di nuove sinergie strategiche nel comparto delle ruote in acciaio…

Sì, dopo il debutto in fiera di due anni fa abbiamo deciso di partecipare anche a questa edizione con una presenza molto più importante: Transpotec è un appuntamento a cui il settore non può assolutamente mancare e quest’anno abbiamo voluto una posizione e una struttura decisamente più consone all’identità di Mak. Questa fiera rappresenta per noi il primo palcoscenico ufficiale per presentare Lead, un brand di ruote in acciaio che distribuiamo già da qualche mese in Italia con ottimi riscontri. È un prodotto dalle caratteristiche importanti: a livello estetico, qualitativo e di finitura è del tutto simile ai prodotti di scuola tedesca, pur essendo prodotto in Thailandia. Il produttore è un colosso industriale, la Lead Company, fortemente radicato nel primo impianto in Cina e ora anche nel paese dove sono prodotte le ruote.

Come si posiziona Lead sul mercato e quale risposta state registrando dalla rete?

Se volessimo fare un parallelismo con il mondo del pneumatico, Lead si posiziona nel segmento Quality. Sta un gradino sopra a molta della merce di basso profilo che circola sul mercato e un gradino sotto rispetto al prodotto tedesco. Si colloca nella fascia dei competitor turchi, ma offrendo una qualità visiva, di bilanciatura e di run-out nettamente superiore. E il mercato lo ha capito immediatamente: nel giro di pochissimo tempo, i nostri volumi nell’acciaio si sono spostati per oltre la metà su Lead. L’anno scorso abbiamo chiuso a circa 25.000-26.000 ruote autocarro in acciaio complessive, mentre quest’anno la proiezione è di toccare quota 30.000 pezzi. Siamo certi che oltre 15.000 saranno a marchio Lead. Siamo certi che oltre 15.000 saranno a marchio Lead e siamo orgogliosi di detenerne la distribuzione esclusiva per l’Italia.

Questo inserimento va a completare un portfolio acciaio già ricco, in un momento in cui l’offerta europea sta vivendo una fase di forte compressione…

Esatto. Accanto a Lead portiamo avanti da ormai cinque anni, sempre in esclusiva nazionale, il marchio JMS, che oggi pesa per circa il 40% delle nostre vendite autocarro. Il restante 10% è coperto dal prodotto tedesco, Maxion. Questa forte trazione sui brand alternativi nasce da una contingenza di mercato: il vuoto lasciato da Accuride è stato assorbito da Maxion, che in questo momento sta dando priorità assoluta al primo impianto, saturando la capacità produttiva in Germania.

Per noi, pur rimanendo distributori Maxion, questa si è rivelata un’opportunità per inserire Lead come prima alternativa premium. Nel trasporto leggero, invece, affianchiamo la distribuzione di Kronprinz Francia – ottimi prodotti OE che si vendono molto bene – a quella di MW, Magnetto, completando una gamma che nel complesso sviluppa circa 30.000 pezzi ed è per noi un mercato fondamentale.

E per quanto riguarda le ruote in lega per l’autocarro?

Sulla lega leggera per veicoli industriali i numeri non sono enormi. Tuttavia, ci siamo ricavati il nostro spazio con i nostri due marchi, Pomlead e NGW. Ci difendiamo bene con volumi costanti e una qualità costruttiva che non ci ha mai dato alcuna problematica. Ci riteniamo soddisfatti, pur sapendo che le grandi cifre si fanno con l’acciaio.

Spostandoci sul comparto vettura, come si sta muovendo il mercato delle ruote in lega leggera?

La lega sta andando molto bene, in particolare nel segmento medio-alto e alto. Se un tempo la fascia media era rappresentata dal 18 pollici, oggi i calibri da 15, 16, 17 e 18″ sono sostanzialmente stabili, se non contratti. Al contrario, il 19 pollici tiene bene e dal 20 pollici in su registriamo performance eccellenti. È un segmento che dà enormi soddisfazioni in termini di immagine e di marginalità, sia per noi produttori, ma anche per i rivenditori. In un anno oggettivamente difficile, in cui il consumatore finale sta soffrendo molto a causa della perdita di potere d’acquisto, la nostra scelta strategica di presentarci sul mercato come 100% Made in Italy – una realtà concreta e certificata – ci ha protetti. Nei primi quattro mesi dell’anno abbiamo perso pochissimi numeri di ruote in lega in Italia, un dato sostanzialmente irrilevante. Il fatturato complessivo è, invece, in crescita del 5-6% sulla lega e attorno al +10% a livello generale.

Un trend positivo che deve però fare i conti con la fiammata dei costi delle materie prime, esacerbata dalle tensioni geopolitiche internazionali.

La materia prima è la nostra preoccupazione principale. Negli ultimi tre mesi, in concomitanza con le forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la guerra in Iran, l’alluminio è balzato da poco più di 2,50 euro al chilo a 3,50 euro. Un euro in più al chilo significa un incremento secco di circa 15 euro di costo di sola materia prima su una ruota media, a cui vanno sommati i costi energetici. Se non potessimo spendere sul mercato il valore della nostra qualità e la reputazione del Made in Italy, sarebbe impossibile sostenere questi listini.

Come state gestendo questo shock sui costi di produzione? Prevedete aumenti per la rete?

Dal 1° maggio abbiamo introdotto un piccolo ritocco del 3,5% sul listino delle ruote in lega, con l’obiettivo di traghettare la situazione così com’è fino alle ferie estive, pur sapendo che i lotti di alluminio che stiamo acquistando ora costeranno molto di più. Ribaltare interamente sul mercato gli aumenti che stiamo subendo sarebbe controproducente: il cliente finale non potrebbe sostenerlo e assisteremmo a un crollo dei volumi stimabile attorno al 15-20%. Ma questa è una situazione che vale per tutti i produttori di ruote, non solo per MAK.

Il fatto stesso che sul mercato si vendano così tante ruote in acciaio è il segnale che la domanda c’è, ma il fattore prezzo è diventato estremamente sensibile. Inoltre, è saltata ogni capacità di programmazione: eravamo abituati ad acquistare la materia prima a 4, 5 o 6 mesi. Ora i fornitori non bloccano i prezzi a lungo termine. Il “lungo termine”, oggi, dura due mesi. C’è tantissima incertezza. Il primo quadrimestre è andato bene, ma fare previsioni rosee per il prosieguo del 2026 non è facile. Restiamo alla finestra, vedremo anche cosa deciderà Trump sul fronte dei dazi e dei mercati internazionali.

Sul fronte energetico, invece, Mak è riuscita a schermarsi dai rincari?

L’energia impatta, ma in misura minore grazie agli investimenti strutturali fatti negli anni. A livello di energia elettrica siamo messi bene: la sede di Carpenedolo è quasi interamente autosufficiente grazie al fotovoltaico, mentre la fonderia di Gussago è coperta per una buona parte del suo fabbisogno. Il problema semmai è il gas, dato che alimentiamo a metano la fonderia e a GNL l’impianto di verniciatura. Mi aspetto di sentire il vero peso di questi rincari negli ultimi 4-5 mesi dell’anno per una questione di inerzia dei contratti e delle coperture precedenti. C’è poi il tema del rottame d’alluminio: per lavorare con il primo impianto oggi è quasi obbligatorio fornire leghe ad alto contenuto di riciclato per abbattere l’impronta di CO2. Trovare rottame di qualità è diventato difficilissimo e lo si paga quasi quanto l’alluminio primario da bauxite, mentre in passato costava molto meno.

Un segmento che non sembra conoscere crisi all’interno del vostro ecosistema è quello dei TPMS. Quali sono i numeri di questa crescita?

Il comparto TPMS sta registrando numeri incredibili. Sta accadendo oggi quello che nel 2015 ipotizzavamo potesse succedere nel 2020: il mercato è esploso con 5 – 6 anni di ritardo, ma con una forza straordinaria. Se il business legato al “doppio treno” segna un po’ il passo, è il mercato del ricambio puro che sta trainando la crescita. Quest’anno supereremo senza dubbio la soglia dei 500.000 pezzi venduti, su un mercato nazionale stimato tra 1 e 1,2 milioni di unità complessive.

Merito dei tre marchi leader che trattiamo: Autel, che rappresenta il nostro brand principale per volumi; Mate, che è il nostro marchio proprietario; e infine Huf, colosso germano-cinese di cui siamo distributori. Su questo fronte, a settembre ci sarà una novità strategica molto importante, ma che non voglio anticipare…

In conclusione, la prossima tappa sarà la fiera di Colonia. Cosa dobbiamo aspettarci sullo stand Mak?

Ci vedremo sicuramente a Colonia, dove presenteremo in anteprima assoluta un nuovo modello che andrà ad ampliare la nostra gamma Sport Line, dedicata al mondo racing e sportivo: i modelli a catalogo passeranno così da tre a quattro. La novità sarà anche cromatica: introdurremo una nuova colorazione champagne, una finitura di grande eleganza molto in voga negli anni ’80 e che oggi sta tornando fortemente di moda nel design automobilistico.

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