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Volkswagen, Oliver Blume annuncia la “Nuova Normalità”: taglio di capacità per un altro milione di auto

Il Gruppo Volkswagen ridisegna i propri confini per adattarsi a un mercato globale che non tornerà più ai volumi pre-pandemia. In un’intervista rilasciata ieri a Manager Magazin, il CEO Oliver Blume ha delineato una strategia drastica: una riduzione della capacità produttiva di un ulteriore milione di veicoli, con l’obiettivo di abbassare il break-even point e rendere il colosso di Wolfsburg più resiliente alle tempeste geopolitiche.

Addio ai 12 milioni: il nuovo target è quota 9

Se nel 2019 Volkswagen pianificava una capacità globale di circa 12 milioni di vetture, la realtà del 2026 impone un ridimensionamento strutturale. Dopo i tagli già effettuati in Cina e in Europa (circa un milione per mercato), Blume punta ora a stabilizzare la produzione a 9 milioni di unità all’anno.

“Mantenere una capacità in eccesso nel lungo termine è insostenibile,” ha dichiarato Blume. “Nove milioni è la media in un mercato che è completamente cambiato dopo la pandemia. La pianificazione dei volumi del passato oggi è irrealistica.”

I motivi della stretta: Cina, USA e costi energetici

La decisione non nasce dal nulla, ma da una combinazione di fattori che Blume definisce “la nuova normalità”:

  • Pressione in Cina: La concorrenza dei produttori locali di EV sta erodendo quote di mercato storiche.
  • Dazi e Geopolitica: Le tensioni commerciali con gli USA e l’instabilità in Medio Oriente rendono le catene di fornitura fragili e costose.
  • Mercato Europeo in contrazione: La domanda nel Vecchio Continente fatica a riprendersi, costringendo marchi come VW e Audi a rivedere i propri output.

Meno modelli, più efficienza: la dieta di Wolfsburg

Il piano di Blume non si limita alla chiusura (o vendita) delle linee di montaggio. Il CEO ha annunciato una massiccia riduzione della gamma modelli, che passerà dagli attuali 150 a meno di 100. L’obiettivo è eliminare le sovrapposizioni tra i brand e concentrare gli investimenti sulle varianti di equipaggiamento più richieste, riducendo drasticamente la complessità industriale.

Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche una riduzione dei costi del 20% entro il 2028, un obiettivo ambizioso che potrebbe impattare fino a 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, sebbene Blume stia cercando “soluzioni intelligenti” per evitare la chiusura traumatica di interi stabilimenti.

Una mossa a sorpresa: stabilimenti in vendita ai cinesi?

Tra le dichiarazioni più dirompenti, Blume non ha escluso la possibilità di vendere impianti sottoutilizzati a concorrenti cinesi. Questi ultimi, desiderosi di espandersi in Europa per aggirare i dazi UE attraverso la produzione locale, potrebbero rappresentare una via d’uscita per smaltire l’eccesso di capacità senza gravare sui bilanci del Gruppo.

Cosa significa per il settore?

Per gli operatori della filiera, l’annuncio di Volkswagen è un segnale inequivocabile: l’era della crescita a tutti i costi è finita. La parola d’ordine per il 2026 è redditività per unità, non più volume assoluto.

La strategia di Oliver Blume segna il passaggio definitivo di Volkswagen da “gigante dei volumi” a “player focalizzato sul valore”, una trasformazione necessaria per sopravvivere in un ecosistema automotive sempre più frammentato e tecnologicamente sfidante.

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