GIC-EXPO 2026, oltre i numeri. Contenuti, criticità e prospettive della filiera del calcestruzzo
Si è chiusa il 18 aprile con un successo senza precedenti, la sesta edizione del GIC-EXPO – Giornate italiane del calcestruzzo e degli inerti da C&D, sia in termini di numeri che di contenuti.
Otre 6.000 visitatori certificati – tutte le fiere Mediapoint & Exhibitions sono certificate da ISF Cert, istituto di certificazione fieristica, accreditato da Accredia che assicura trasparenza e garanzia nella comunicazione dei dati – 330 aziende espositrici (+27% rispetto al 2024), distribuite su 9.328 metri quadri di superficie netta espositiva (un aumento del 22% nei confronti della precedente edizione) e ben 64 espositori esteri (+33% vs 2024).
A questi numeri si affianca l’adesione delle maggiori associazioni del comparto del calcestruzzo, del precast, della demolizione, degli aggregati e del loro riciclo. Sono 50 i patrocini totali ricevuti dalla manifestazione e portano i nomi più rilevanti del settore, da Assobeton a Federbeton, da Nadeco a BIBM, passando per Eupave e IACDS, da Anepla ad Atecap e ancora Assiad, Assimp. Anche le istituzioni hanno concesso degli importanti patrocini, come Regione Emilia Romagna, Regione Liguria, Aeronautica Militare (accanto al GIC dalla prima edizione) e Anas.

Una nuova vita per il calcestruzzo italiano
Se parlare del dato quantitativo appare compito facile e immediato, fornire una sintesi qualitativa del GIC-EXPO 2026 è affare ben più complesso. Gli organizzatori ritengono ormai superato equiparare le due cose, affidando ai volumi l’equivalenza di un livello fieristico in un senso o in un altro. Preferiscono di gran lunga sentire il “polso” delle persone, ovvero delle aziende che hanno deciso – chi in continuità con scelte di adesioni precedenti, chi per la prima volta – di partecipare alla mostra-convegno nata dalla visione di Fabio Potestà ormai dieci anni fa.
“Il consenso – dice Potestà – si costruisce e richiede anche un suo tempo di “maturazione”, al pari del calcestruzzo, che di strada ne ha fatta molta nei suoi 150 anni di storia. Un tempo che ha cambiato completamente il modo di costruire in Italia e nel mondo. Così anche il riconoscimento degli Italian Concrete Days è arrivato non di certo in questa edizione, ma forse in questa edizione si è registrato quel cambio di passo che il direttore Potestà aveva iniziato a percepire già nel 2024″.
I temi della sostenibilità, della durabilità, del risanamento, della formazione del personale qualificato, della demolizione e della tutela dell’ambiente non sono prettamente inediti nel settore. Inedito è stato però certamente l’approccio che questa fiera specialistica ha loro riservato. Un modo di affrontare le discussioni, anche quelle più controverse, molto pratico, grazie anche alla preziosa collaborazione di alcune imprese in particolare, che hanno portato all’interno dei 16 convegni organizzati, non solo contenuti interessanti, ma anche una voce autorevole, espressa nell’esperienza, nella forma e nella risonanza che certi interventi hanno saputo restituire.

“Questa sesta edizione del GIC conferma una crescita significativa della manifestazione, con un deciso aumento delle aziende espositrici, anche estere, e un importante ampliamento della superficie occupata: un risultato tutt’altro che scontato nell’attuale contesto geopolitico – sottolinea Fabio Potestà in un’intervista rilasciata durante la fiera -. Il settore del calcestruzzo continua a dimostrare solidità, con l’Italia che si conferma Paese trainante anche sul fronte infrastrutturale. Le tensioni internazionali stanno ridefinendo gli equilibri della filiera, anche alla luce della forte dipendenza da alcune aree strategiche – basti pensare che il Medio Oriente fornisce circa il 62% del calcare ad alta purezza per calcestruzzo – ponendo nuove sfide legate all’approvvigionamento delle materie prime e alla stabilità dei costi, ma rappresentano anche un’occasione per rafforzare resilienza, innovazione e capacità di adattamento del comparto. In questo scenario, il GIC rappresenta un momento fondamentale di incontro per il mercato, che resta il vero protagonista della fiera”.
E proprio il contesto internazionale emerge come un indicatore da menzionare, segnato da nuove tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati delle materie prime. Ecco che anche la filiera del calcestruzzo è chiamata a confrontarsi con nuove incognite. Il conflitto in Medio Oriente, oltre a incidere sui costi energetici, rischia infatti di impattare sull’approvvigionamento di materiali strategici per l’edilizia, alimentando ulteriori pressioni sui prezzi lungo tutta la catena delle costruzioni. Allo stesso tempo, i recenti eventi che hanno messo in evidenza la fragilità del territorio e delle infrastrutture italiane riportano al centro il tema della sicurezza e della manutenzione delle opere. Una doppia sfida — tra stabilità delle filiere e resilienza delle infrastrutture — che rende ancora più centrale il confronto tra imprese, istituzioni e mondo tecnico promosso dal GIC nei suoi numerosi convegni altamente qualificati.


