A Bridge to Africa: vanno in scena i Porti del Nord Africa, tra transhipment globale e accesso ai mercati interni
Il ruolo dei porti del Nord Africa, sempre più centrali negli equilibri della logistica internazionale, rappresenta uno dei temi chiave al centro del dibattito di A Bridge to Africa, l’appuntamento dedicato alla cooperazione economica tra Italia e Paesi della sponda sud del Mediterraneo. In un contesto in cui le infrastrutture portuali stanno evolvendo da punti di transito a piattaforme integrate tra logistica, industria e commercio, il confronto tra istituzioni, imprese e operatori internazionali offrirà una lettura concreta delle trasformazioni in atto e delle opportunità che ne derivano per il sistema economico italiano.
Il sistema portuale del Nord Africa si sta strutturando lungo due direttrici complementari, che ne definiscono il ruolo crescente negli equilibri della logistica internazionale: da un lato gli hub di
transhipment, dall’altro i porti gateway al servizio delle economie nazionali. I primi raccontano meglio di ogni altro elemento il posizionamento della regione nello shipping mondiale. Collocati lungo la rotta Est–Ovest, questi scali intercettano i grandi flussi tra Asia ed Europa e li ridistribuiscono nel Mediterraneo e verso il continente africano. In questo scenario, il Marocco si è imposto come uno degli attori più dinamici grazie a Tanger Med, affiancato dallo sviluppo di Nador West Med e, in prospettiva, dal progetto di Dakhla Atlantique.
Una funzione analoga, seppur con traiettorie diverse, caratterizza Djen Djen in Algeria, così come Damietta e, in parte, Port Said in Egitto, direttamente connessi alla centralità del Canale di Suez.
In Libia, è invece Misurata a candidarsi a diventare un nodo sempre più rilevante nei traffici del Mediterraneo, sostenuto da nuovi programmi di investimento infrastrutturale. Accanto a questi grandi hub internazionali, prende forma una rete di porti che cresce in relazione diretta con l’evoluzione delle economie locali. Sono gli scali gateway, attraverso cui transitano le merci destinate ai mercati interni o provenienti dai sistemi produttivi nazionali. Qui la dinamica è diversa: meno legata al transhipment globale, più connessa all’andamento di import ed export e alla trasformazione industriale dei Paesi.
È il caso, in Marocco, di Casablanca; in Algeria di Orano; in Tunisia di Radès e Sfax; in Libia di Bengasi e Tripoli; e in Egitto di Alessandria, affiancata ancora da Port Said in una funzione sempre
più ibrida, a cavallo tra traffici internazionali e distribuzione interna.
Questa doppia articolazione restituisce l’immagine di un sistema in piena evoluzione, in cui i porti nordafricani non sono più semplici punti di transito, ma assumono un ruolo attivo nella definizione delle catene logistiche e produttive. Da un lato, piattaforme integrate nei grandi corridoi marittimi globali; dall’altro, infrastrutture strategiche per sostenere la crescita economica e industriale dei rispettivi Paesi.
In questo quadro, le relazioni con i porti europei del Mediterraneo assumono un ruolo sempre più strategico. I traffici tra Italia e Nord Africa sono in crescita, con un incremento del 5,1% nei porti
italiani (Assoporti dati 2023). In questo scenario, gli scali italiani svolgono una funzione sempre più centrale negli scambi euro-africani, intercettando flussi commerciali in espansione e rafforzando l’integrazione tra le due sponde.
La componente marittima assume inevitabilmente un ruolo centrale nelle relazioni tra Italia e Nord Africa, e i dati evidenziano un costante sviluppo dei traffici tra le due sponde del Mediterraneo. Con la Tunisia, l’interscambio supera i 6 miliardi di euro annui e si configura come una filiera produttiva integrata, in cui i porti sostengono traffici continui di semilavorati e prodotti finiti. Con il Marocco, gli scambi si attestano intorno ai 5 miliardi di euro, riflettendo una crescente integrazione industriale e il ruolo del Paese come piattaforma logistica avanzata nel Mediterraneo.
Con l’Egitto, l’interscambio supera i 5 miliardi di euro e combina dimensione industriale e funzione strategica di hub tra Mediterraneo, Mar Rosso e area MENA. Diverso il caso dell’Algeria, dove l’interscambio è fortemente sbilanciato sull’import italiano, che supera gli 11 miliardi di euro, trainato in larga parte dalle forniture energetiche. Anche con la Libia, gli scambi – pur in un contesto più instabile – mantengono un peso significativo, con import energetici rilevanti e prospettive di sviluppo legate alla ricostruzione infrastrutturale (Dati SACE). In tutti questi casi, il trasporto marittimo è dunque l’infrastruttura portante delle relazioni economiche e, nello sviluppo previsto dal Piano Mattei, conferma il ruolo centrale dei porti nel sostenere gli scambi tra Italia e Nord Africa. Ospitata alla Spezia, uno degli hub più dinamici d’Italia, A Bridge to Africa si colloca nel contesto ideale per offrire una piattaforma di analisi e confronto sul futuro dei traffici e delle relazioni industriali nel Mediterraneo allargato.
A Bridge to Africa è promosso da Comune della Spezia, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, Confindustria La Spezia, Contship Italia, Dario Perioli Group, FHP, Gruppo Grendi, Laghezza Spa, Scafi Società di Navigazione e Tarros Group. L’evento è organizzato da The International Propeller Club Port of La Spezia and Marina di Carrara e Clickutility Team.
La seconda edizione di A Bridge to Africa, l’appuntamento dedicato alla cooperazione economica tra Italia e Paesi della sponda sud del Mediterraneo, è iniziata con il workshop “Dal progetto al finanziamento: il Sistema Italia per l’Africa”. L’incontro, organizzato nella sede di Confindustria La Spezia, ha rappresentato per le imprese del territorio un momento di approfondimento sulle opportunità offerte dal Piano Mattei, con un focus sulle modalità di accesso a garanzie per l’export, programmi di finanziamento e soluzioni di co-investimento a sostegno di progetti industriali, logistici ed energetici.
“Il rafforzamento delle relazioni economiche tra Italia e Africa rappresenta oggi una leva concreta di sviluppo – dichiara il Presidente di Confindustria La Spezia Alessandro Laghezza in apertura al workshop – Non si tratta solo di cooperazione, ma di costruire partnership industriali solide e durature, in cui crescita economica e sviluppo condiviso procedano insieme. In un contesto in cui l’economia cresce ma senza slancio ed è esposta a forti incertezze internazionali, è fondamentale rafforzare la capacità delle nostre imprese di affrontare nuovi mercati e consolidare la loro presenza nelle aree più dinamiche e strategiche. In questo scenario, il nostro territorio sta vivendo una fase di dinamismo importante, in controtendenza rispetto al quadro nazionale, che dobbiamo valorizzare accompagnando le imprese verso percorsi di crescita, innovazione e apertura internazionale.”
A confrontarsi, nel corso del workshop, sono stati alcuni dei principali attori del Sistema Italia – tra cui Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST e SACE – insieme a istituzioni e organismi internazionali come il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Nel corso del workshop è emerso il ruolo centrale degli strumenti messi in campo dal Sistema Italia per accompagnare le imprese nei percorsi di sviluppo nei mercati africani.
Nel suo intervento, Giulio Giangaspero ha evidenziato il crescente impegno di Cassa Depositi e Prestiti in Africa, in coordinamento con gli altri attori del Sistema Italia e in coerenza con le priorità del Piano Mattei del Governo italiano, sottolineando come CDP metta a disposizione delle imprese italiane strumenti di finanziamento sia diretti sia indiretti a supporto di progetti ad elevato impatto nel continente.
La responsabile relazioni esterne di SIMEST, Viola Di Caccamo si è soffermata sull’agevolazione “Misura Africa”, che prevede risorse dedicate, tassi fortemente agevolati e componenti a fondo perduto, con l’obiettivo di sostenere non solo l’ingresso nei mercati, ma anche la formazione, la digitalizzazione e il radicamento operativo nei Paesi africani.
A completare il quadro, Marco Pollera, Senior Professional Institutional Relations di SACE ha evidenziato il ruolo della società nel facilitare l’accesso ai mercati africani, attraverso strumenti assicurativo-finanziari a copertura dei rischi e a sostegno dell’export e degli investimenti, come ad esempio l’Africa Champion Program, volto a rafforzare le competenze delle imprese italiane nei settori strategici del continente.
La giornata dei lavori è proseguita con il secondo blocco di interventi da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con la presentazione di Annalidia Pansini, Senior Policy Advisor on Climate Change and Decarbonization sul progetto HARVEST in Tunisia, dedicato alla filiera agroalimentare. Mentre Alessandra Fidanza, Senior Expert Climate Change and International Affairs ha fornito un aggiornamento sul Nature-Based Solutions Innovation Accelerator, l’iniziativa del MASE che mira a finanziare progetti pilota che integrano NbS in infrastrutture resilienti al clima in Asia Centrale e in Paesi africani.
Gli altri interventi hanno completato il quadro della cooperazione internazionale, con Agostino Inguscio, Direttore dell’UNDP Rome Centre, che ha illustrato le iniziative sviluppate in collaborazione con il MASE e Grazia Sgarra, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha presentato gli strumenti per il coinvolgimento del settore privato nei progetti di sviluppo.
Dal workshop, al di là degli strumenti finanziari e delle opportunità legate al Piano Mattei,è emerso un cambio di paradigma nel rapporto tra imprese italiane e mercati africani. Non si tratta più soltanto di sostenere l’export, ma di accompagnare le aziende in un percorso più strutturato che includa investimenti diretti, sviluppo di filiere locali e trasferimento di competenze.
Le soluzioni presentate vanno infatti nella direzione di ridurre il rischio e aumentare la capacità delle imprese di operare stabilmente nei Paesi africani, per favorire modelli di collaborazione di medio-lungo periodo. In questo contesto, il continente africano non è più visto come mercato di sbocco, ma come piattaforma di crescita condivisa, in cui la presenza industriale italiana può contribuire allo sviluppo locale e, al tempo stesso, può attivare nuove opportunità lungo le catene del valore.
A Bridge To Africa continua domani all’Auditorium Giorgio Bucchioni dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, con un programma di due giorni che vedrà la presenza del presidente della Liguria Marco Bucci, del sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini, di Bruno Pisano, presidente dell’AdSP Mar Ligure Orientale, di Antonio Gozzi, Special Advisor per l’Autonomia Strategica Europea, Piano Mattei e Competitività e delle delegazioni di Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia. Atteso anche videomessaggio del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo RIxi.
A Bridge To Africa, in programma a La Spezia dall’8 al 10 aprile 2026, è la manifestazione dedicata a promuovere la cooperazione tra l’Italia e i Paesi del Nord Africa, con un focus su sviluppo economico, sostenibilità e partenariati strategici. L’evento mira a creare nuove opportunità di business e rafforzare i legami culturali ed economici, all’interno del quadro del Piano Mattei. Attraverso dibattiti, panel di esperti e incontri istituzionali, A Bridge to Africa esplora le potenzialità di collaborazione su temi chiave come la transizione energetica, la logistica marittima e le infrastrutture, favorendo una crescita condivisa tra i due continenti.


