Materie prime: l’onda d’urto del conflitto nel Golfo travolge l’industria della gomma
A meno di tre settimane dall’inasprimento del conflitto bellico che vede coinvolti USA, Israele e Iran, l’industria italiana della gomma si trova già a fare i conti con uno scenario di estrema turbolenza. Secondo l’ultima indagine flash condotta da Assogomma tra il 17 e il 22 marzo 2026, l’impatto sulle materie prime è immediato e preoccupante.
L’indagine, che ha raccolto le risposte del 25% delle aziende associate, scatta un’istantanea impietosa: il 63% delle imprese segnala aumenti di prezzo già intervenuti dopo il 28 febbraio 2026. Sebbene la maggior parte dei rialzi si collochi in una fascia compresa tra il +3% e il +10%, si registrano picchi estremi che mettono a rischio la tenuta della filiera.
Le materie prime più colpite da questi rincari “monstre” sono le gomme sintetiche:
- NBR e Polibutadiene: punte di aumenti che arrivano fino al +50%.
- EPDM e SBR: incrementi significativi che riflettono la volatilità del mercato.
- Nero carbonio e Zolfo: rincari diffusi che pesano direttamente sulla produzione di pneumatici e articoli tecnici.
Mercato nel caos: quotazioni e tempi di consegna “al buio”
Oltre al costo vivo dei materiali, a preoccupare i produttori è l’incertezza operativa. Quasi la metà dei fornitori (49%) ha smesso di comunicare regolarmente prezzi e tempi di consegna. Le ragioni di questa paralisi informativa sono riconducibili a quattro fattori critici:
- Oscillazioni violente del petrolio e dei suoi derivati.
- Problemi logistici e dei trasporti legati all’area del conflitto.
- Impennata dei costi energetici per la trasformazione.
- Scarsità delle materie prime di base.
L’Europa è l’epicentro dei rincari
Un dato emerge con forza dall’analisi di Assogomma: l’Europa è il principale canale di trasmissione dei rincari. Circa la metà delle segnalazioni geografiche degli aumenti riguarda infatti forniture europee, che subiscono l’effetto dei rialzi in prima battuta rispetto ad altre aree come Cina, India o Stati Uniti.
Cosa aspettarsi per aprile
Le prospettive a breve termine non sono rassicuranti. Il 69% dei fornitori ha già annunciato ulteriori aumenti che diventeranno operativi dal 1° aprile. La pressione sul settore è destinata a intensificarsi, prefigurando una primavera di fuoco per i listini e per la gestione degli approvvigionamenti nel comparto gomma-plastica.
Fabio Bertolotti, Direttore Assogomma, ha poi commentato a #FORUMAUTOMOTIVE i dati appena presentati dal Centro Studi di Assogomma: “Un quarto delle aziende associate hanno risposto all’indagine ed i numeri raccolti sono realmente allarmanti. L’incertezza è il peggior nemico che le imprese devono fronteggiare in questo momento. Il 63% delle Imprese segnala aumenti in atto dal 28 febbraio, con rialzi prevalenti nella fascia +3%/+10% e punte fino a +50% su alcune gomme sintetiche (NBR, Polibutadiene), ma a partire dal 1 aprile, cioè fra pochissimi giorni sono previsti ulteriori aumenti di maggiore entità.
L’aspetto più preoccupante di questa situazione è il fatto che quasi la metà dei fornitori non comunica prezzi e tempi di consegna e nemmeno accettano ordini. Le cause principali sono le oscillazioni petrolifere, problemi logistici, costi energetici e la scarsità di materie prime di base.
Questi aumenti sono “a prescindere” da quello che saranno gli aumenti del costo dell’energia per produrre e dei costi di trasporto che contribuiranno ad aumentare il costo dei prodotti. Circa la metà delle segnalazioni geografiche degli aumenti riguardano forniture europee, che subiscono l’effetto più intenso dei rialzi in prima battuta.”


