Dazi USA: Hankook cita in giudizio il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti
La battaglia sui dazi doganali tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti si sposta nelle aule di tribunale. Hankook Tire & Technology ha ufficialmente intentato una causa contro il governo degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da The Korea Times, l’azienda contesta la recente decisione del Dipartimento del Commercio americano (DOC) di aumentare i dazi antidumping sui pneumatici per autovetture e autocarri leggeri importati dalla Corea.
La causa, depositata presso la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti, mira a impugnare i risultati della revisione amministrativa del DOC. Al centro della disputa ci sono le aliquote applicate ai prodotti Hankook, che l’azienda ritiene basate su calcoli errati o metodologie non conformi alle regole del commercio internazionale.
Secondo quanto riferito dalla stampa coreana, Hankook sostiene che i criteri utilizzati per determinare il margine di dumping (ovvero la differenza tra il prezzo di vendita negli USA e quello sul mercato interno) siano eccessivamente punitivi. L’azienda coreana ritiene inoltre che le tariffe attuali danneggino ingiustamente la competitività del brand sul mercato statunitense, uno dei più strategici per il colosso di Seoul.
Hankook non è la sola a soffrire della stretta protezionistica di Washington. Anche altri produttori coreani, come Nexen Tire e Kumho Tire, sono finiti sotto la lente delle autorità americane negli ultimi anni. Tuttavia, la mossa di Hankook è un segnale forte: la società non è disposta ad accettare passivamente rincari che gravano sui costi logistici e, in ultima analisi, sul prezzo finale per il consumatore americano.
Se Hankook dovesse vincere la causa, potrebbe ottenere una revisione al ribasso delle tariffe, creando un precedente importante anche per gli altri produttori asiatici. Per il momento, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda, ma la tensione commerciale rimane alta, specialmente in un momento in cui i costi delle materie prime e del trasporto marittimo continuano a fluttuare.


