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Lo scandalo dei pneumatici usati: l’inchiesta svizzera svela il traffico illegale verso l’Africa

Un’indagine durata un anno, condotta dalla trasmissione “Patti Chiari” (RSI), ha portato alla luce un preoccupante mercato parallelo di pneumatici fuori uso che, invece di essere smaltiti correttamente in Svizzera, finiscono illegalmente in Africa, alimentando scempi ambientali e rischi per la salute pubblica.

Il test dei tracciatori GPS

Per seguire la filiera, i giornalisti hanno nascosto dei localizzatori GPS in 13 pneumatici con battistrada inferiore a 1,6 mm, il limite legale oltre il quale la gomma è considerata rifiuto e non può essere né riutilizzata né esportata. Nonostante i consumatori paghino una tassa di smaltimento (circa 5 franchi a carcassa, il sistema è leggermente differente da quello italiano, ndr), i risultati del test mostrano che il sistema presenta falle significative.

Se una parte delle gomme ha seguito correttamente la filiera fino ai cementifici, dove vengono trasformate in energia e materia prima per l’edilizia, altre hanno preso strade decisamente più tortuose. Un treno di gomme lasciato in un garage di Losanna ha improvvisamente “ripreso vita” a 5.000 km di distanza, ricomparendo in Gambia.

Il business dell’esportazione “selvaggia”

Dietro questo traffico non ci sono solo “errori burocratici”, ma un vero e proprio mercato parallelo. Secondo i giornalisti, infatti, esistono raccoglitori abusivi che contattano i gommisti offrendo denaro per ritirare i vecchi copertoni, invece di pretendere il pagamento della tassa di smaltimento. Per un’officina, il vantaggio è doppio: non paga lo smaltimento ufficiale e incassa qualche franco per ogni carcassa.

In paesi come il Togo, i pneumatici provenienti dalla Svizzera sono considerati merce di lusso rispetto a quelli di altri paesi europei. Vengono venduti nei mercati locali tra gli 8 e i 20 euro, finendo spesso sotto auto private che circolano in condizioni di sicurezza precarie. Ma c’è un paradosso: molti di questi sono pneumatici invernali, progettati per il gelo alpino, che sotto il sole africano si degradano in poche settimane, trasformandosi rapidamente in rifiuti ingombranti.

Un disastro sanitario travestito da affare

Il problema non è solo commerciale, ma profondamente etico e sanitario. Una volta che questi pneumatici diventano definitivamente inutilizzabili, in Africa non esistono impianti di riciclo all’avanguardia. Rappresentano, inoltre, focolai di malattie, poichè le gomme abbandonate diventano nidi perfetti per le zanzare, accelerando la diffusione della malaria, ma sono anche pericolosi roghi tossici: per recuperare l’anima in acciaio della gomma, migliaia di copertoni vengono bruciati all’aperto, rilasciando diossine e gas tossici che contaminano l’aria e le falde acquifere locali.

Questa inchiesta ci ricorda che la sostenibilità di un pneumatico non si misura solo nella sua produzione o nella sua durata, ma nella certezza della sua fine. Mentre aziende come Schwalbe investono nel recupero del nerofumo dai propri prodotti per chiudere il cerchio produttivo, il mercato nero continua a spingere i rifiuti verso le zone più povere del pianeta, trasformando un problema ecologico europeo in una crisi sanitaria africana.

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