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BKT a bauma: prodotti, trend, formazione – intervista a Piero Torassa

BKT non poteva mancare a bauma 2025: oltre ad un grande stand in un padiglione centrale, l’azienda indiana ha installato i suoi pneumatici pesanti in giro per la fiera e c’era anche uno Sport Village dove poter giocare e rilassarsi. Lato pneumatici, ci ha raccontato tutte le novità il field engineer Piero Torassa.

Che cosa avete esposto?

Ci sono diverse novità, specialmente nelle misure molto grandi, le giant, dai 51 pollici in su. Per queste applicazioni abbiamo la nostra gamma Earthmax, con in particolare il modello SR 468 per camion rigidi da trasporto, con un design unico del battistrada costituito da una speciale mescola che lo rende perfetto per le operazioni di scavo su terreni duri, rocciosi e impervi, e l’Earthmax SR 53, adatto invece all’utilizzo in miniere sotterranee e nei cantieri di demolizione. In Italia, nella regione della Garfagnana, abbiamo installato questi prodotti nella misura 27.00 R49, così come in Germania. Per prodotti più grandi ancora, rimanendo in Europa, bisogna andare in Scandinavia. Negli spazi della fiera erano, invece, esposti altri due prodotti della gamma Earthmax: SR 459 e SR 55. Il primo è un pneumatico per dumper rigidi che operano su superfici rocciose dure, il secondo, invece, è specialmente progettato per loader, dozer e pale LHD che operano nelle condizioni più severe come nelle cave e miniere, nonché nei cantieri di demolizione. Grazie al disegno del battistrada extra profondo e liscio SR 55 è in grado di raggiungere elevati picchi di produttività con minori tempi di fermo macchina, assicurando ottima durabilità.

Un altro prodotto interessante è il pneumatico portuale Portmax PM93 Plus 480/95 R25, progettato per straddle carrier. In questo campo abbiamo notato la tendenza dei clienti ad andare verso misure un pò più grandi, passando dalla 445 alla 480, perché queste macchine devono portare due container, e da qui abbiamo lanciato questa nuova misura.

Passando ai pneumatici solidi, abbiamo iniziato a montare presso alcuni clienti misure solide del Maglift Loader come la 20.5-25, per l’utilizzo scrapyard, ad esempio in siti che si occupano di lavorare residui metallici. In questi casi può essere il solido può essere una buona soluzione, anche perché l’alternativa è quella di avere un prodotto riempito con il foam, che però presenta alcune complicazioni, in primis lo smontaggio e la sostenibilità.

E per quel che riguarda il vostro cingolo?

Quello dei cingoli è un argomento molto ampio, che si divide in due diverse direttrici: una è quella dell’agricoltura e l’altra è quella del CTL, ovvero i prodotti per il montaggio su mini escavatori, mini pale e altre macchine che si occupano di construction. Si tratta di due linee di prodotti completamente diversi, con richieste e aspettative completamente diverse e con marginalità completamente diverse.

Attualmente siamo molto concentrati sul discorso agricoltura, perché in questo segmento ci sono alcuni big producer che hanno problematiche di disponibilità, di prezzi, e via dicendo, quindi molti clienti stanno cercando un’alternativa.

La sfida principale del cingolo agricoltura è la performance assoluta richiesta da questi prodotti: può capitare che le macchine agricole che montano cingoli vengano usate un mese l’anno e quindi in nessun caso possono fallire. Siamo attualmente in ballo con diversi test, anche su enti certificati, per verificare la qualità dei nostri cingoli, con risultati veramente soddisfacenti.

Per il discorso industriale, invece, attualmente la sfida è la disponibilità misure, perché vanno montati su una varia tipologia di macchine, che va dai piccoli escavatori ai CTL, ai boomer, alle piattaforme. Tante misure, tante macchine. Siamo a buon punto anche da questo punto di vista.

Ha notato trend interessanti nel settore OTR nell’ultimo periodo?

Rispetto al mondo dell’agricoltura, il movimento terra è un po’ più stabile: non si cercano sempre nuove misure, ma piuttosto si inventa un nuovo compound, si cerca un nuovo stellaggio o si pensa a un nuovo disegno. Abbiamo notato che nel movimento terra si va sempre più verso uno stellaggio elevato, anche su misure normali. Alti stellaggi significa capacità di carico più alta, vuol dire pressione di gonfiaggio più elevata, e quindi trarre la massima efficienza dai prodotti che si stanno montando.

Qual è il compito del field engineer?

In breve è fare da tramite tra i nostri colleghi indiani che producono i pneumatici e i nostri clienti europei che li utilizzano. Il nostro sforzo più grande consiste soprattutto nello spiegare le differenze tra i prodotti, per far capire bene quale prodotto serve a cosa. E tutto questo lo facciamo nel nostro centro di Seregno, dove organizziamo corsi di formazione e aggiornamento per tutta Europa. In questi eventi, d’altra parte, veniamo a conoscenza di richieste che non conoscevamo prima: il centro europeo rappresenta un valore aggiunto fondamentale.

In Italia è sempre Univergomma a distribuire il cingolo?

Si certo. Attualmente non hanno ancora iniziato a commercializzarlo, ma se ne occuperà sempre Univergomma. L’Italia sarà un mercato molto importante per il cingolo, anche a livello di sub dealer, perché soprattutto in alcuni tipi di applicazioni, come la risaia, siamo leader in Europa.

Abbiamo parlato delle cave in Garfagnana e delle risaie. Cosa può dirci, invece, del portuale italiano?

Il portuale italiano è un settore molto interessante. Vediamo che questo segmento si sta dividendo in due sezioni: da una parte ci sono i prodotti bias, i convenzionali tipici, che nascono come prodotti narrow type OTR e vengono convertiti in portuali, tipicamente con misure come 18.00-25, 18.00-33, 16.00-25, 14.00-24.

Dall’altra parte, ci sono i prodotti radiali, fondamentali quando si vogliono avere performance importanti in termini di resa e di fuel efficiency: tra i primi e i secondi parliamo di una differenza di circa il 3,5 % nei consumi di carburante, per esempio. Se si moltiplica questo dato per il numero di macchine e si cominciano a fare i conti, non è poco.

Uno degli ultimi sviluppi che abbiamo fatto nel portuale è stato il Terminal Tractor, pneumatico per macchine come i trattori Terberg. Anche in questo caso abbiamo realizzato prodotti ad hoc, come la 310 /80 R22,5, 280 /75 R22,5 e una delle ultime misure è stata la barra 60, la 310 /60 R22,5. Anche in questo caso è necessario spiegare al cliente perchè comprare un prodotto ad hoc per questi mezzi e non un pneumatico truck standard, che si è sicuramente più economico, ma ha anche meno della metà dell’altezza battistrada di un prodotto marcato A8.

Nella nostra ultima visita in India BKT aveva annunciato che stava lavorando a pneumatici truck OTR. A che punto siamo con questo progetto?

E’ confermato. Abbiamo acquistato la migliore tecnologia di produzione europea. Attualmente le misure da 20 pollici per il mercato indiano sono in fase di pre-produzione, perché naturalmente è più semplice la ricerca e sviluppo e la fase di test con le misure locali. Una volta validata la gamma indiana ci muoveremo su quella europea, ma ci sarà da aspettare almeno un anno.

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